Ginnastica passiva per anziani allettati: di cosa si tratta?

Ginnastica passiva anziani allettati

Sono sempre di più gli anziani che, per un motivo o per un altro, sono costretti a letto e in questi casi la ginnastica passiva può rivelarsi un’ottima alleata.

Si tratta di una pratica molto utile per chi è allettato, perché permette di mantenere i muscoli attivi e tonici anche in presenza di deficit motori importanti.

I benefici di questa attività sono notevoli, considerato che riesce a garantire risultati ottimali pur richiedendo al paziente uno sforzo minimo.

Come tutti i tipi di attività motoria, però, è sempre bene essere supervisionati da un professionista specializzato, come un fisioterapista o un allenatore sportivo qualificato.

Ginnastica passiva: come funziona?

Come anticipato prima, l’importanza di mantenere attivo fin da subito il fisico di una persona anziana allettata è evidente.

Ma quali sono di preciso i benefici della ginnastica passiva?

  • Riduzione dei dolori;
  • Mantenimento dell’elasticità dei tessuti;
  • Miglioramento della risposta articolare.

La ginnastica passiva prevede una serie di attività, che possono essere praticate dal fisioterapista o con l’ausilio di macchinari specifici.

Ogni anziano allettato è diverso e, pertanto, la tipologia di esercizi e la frequenza della ginnastica varia da persona a persona.

Le 3 principali sono:

  1. Ginnastica guidata da un fisioterapista

I movimenti sono lenti e controllati e il tempo di esecuzione varia tra i 10 e i 15 minuti, stimolando la muscolatura e il movimento del paziente.

Tra tutte, questa è senza dubbio la forma di terapia fisica più importante. 

  1. Elettrostimolazione passiva

Viene in genere utilizzata per combattere l’atrofia muscolare.

Il beneficio primario di questo trattamento è la capacità di aumentare il flusso sanguigno e rimuovere le tossine dai muscoli.

L’elettrostimolazione non prevede alcun movimento da parte del paziente.

Il tutto avviene, infatti, attraverso alcuni elettrodi collegati a uno specifico macchinario, che genera impulsi elettrici.

  1. Ginnastica passiva guidata da macchinari

Esistono diversi macchinari: dai più specifici, presenti nei centri specializzati, ai più accessibili, che possono essere acquistati in rete e utilizzati nelle proprie abitazioni.

Ad esempio, le pedaliere motorizzate da tavolo risultano molto comode e versatili, perché possono essere utilizzate sia per le gambe e sia per le braccia.

In questo caso, l’anziano può svolgere gli esercizi alle gambe, stando seduto su una sedia, o alle braccia, posizionando la pedaliera su un tavolo.

Comunque sia, il consiglio è sempre quello di stabilire ogni dettaglio insieme al medico curante della persona assistita.

Ginnastica passiva: il punto di vista di Sant’Anna 1984

Sia la ginnastica attiva che quella passiva offrono numerosi benefici a persone di tutte le età.

Tuttavia, negli ultimi anni la ginnastica passiva ha dimostrato essere vantaggiosa in particolare per le persone anziane, soprattutto quelle costrette a letto.

La ragione è che questa attività prevede movimenti di facile esecuzione, che vengono guidati e controllati in modo attento dal professionista.

Noi di Sant’Anna sappiamo bene quanto la ginnastica rappresenti la soluzione migliore per reagire in maniera positiva ai problemi di salute, sia fisici che psicologici.

Ed è per questo che valutiamo l’assistenza domiciliare sotto ogni punto di vista, così da essere in grado di sostenere le famiglie in qualsiasi momento.

Con Sant’Anna 1984 i tuoi cari sono al sicuro in ogni situazione.

Anziani e inverno: 3 consigli per proteggerli dal freddo

Anziani e inverno come proteggerli dal freddo

Il mese di Gennaio porta con sé il periodo più freddo dell’anno: i cosiddetti “giorni della merla”.

Sono proprio i periodi più freddi a mettere a dura prova il nostro organismo e a risentirne di più sono i nostri cari anziani.

Anche se spesso ci si preoccupa di più per il caldo soffocante dei mesi estivi, in realtà anche il freddo è da considerarsi rischioso.

Anzi: per la salute degli anziani, l’inverno è sempre da ritenere molto più insidioso dell’estate. 

Ne consegue che, con l’arrivo dell’abbassamento delle temperature, proteggere gli anziani deve diventare una priorità.

Come?

Cerchiamo di capirlo insieme in questo articolo.

Basse temperature: come proteggere gli anziani?

Durante la stagione invernale, le principali cause di malanno sono: il freddo, l’umidità, i virus e i batteri.

E in caso di persone fragili come gli anziani, il freddo può peggiorare condizioni cliniche importanti, come difficoltà respiratorie, problemi cardiovascolari, reumatismi e artriti, aumentando il rischio di contrarre malattie influenzali.

Proprio per questo motivo, è bene preparare il sistema immunitario, affinché possa essere in grado di svolgere la sua funzione al massimo delle sue capacità.

Ecco 3 preziosi consigli per aiutare i vostri cari anziani ad affrontare le basse temperature nel migliore dei modi:

  1. Monitorare la temperatura delle abitazioni

A causa dell’avanzare dell’età e di patologie, gli anziani potrebbero avere un’alterata percezione della temperatura e il rischio di ipotermia è sempre elevato. 

Bisogna quindi fare attenzione che la temperatura dei locali interni si aggiri sempre tra i 20 e i 23°C.

  1. Dedicare le giuste attenzioni alla scelta dell’abbigliamento

Potrebbe sembrare scontato, ma non lo è.

Bisogna infatti assicurarsi che gli indumenti siano adeguati e in grado di riparare dal freddo sia per gli ambienti interni che esterni. 

Maglie di cotone caldo, calze di lana, sciarpe e cappelli, ma, soprattutto, scarpe con rivestimenti adeguati per sopportare l’aria fredda. 

Molto importante è anche proteggere le labbra, mani e viso dal freddo tramite l’utilizzo di balsami e creme idratanti.

  1. Attività fisica

L’attività fisica è sempre fondamentale in qualsiasi situazione, anche e soprattutto in inverno.

Anche semplici attività, come portare fuori i rifiuti o fare una passeggiata in cortile, possono aiutare l’organismo dell’anziano a mantenere la circolazione sanguigna attiva. 

In questo caso, è bene controllare le condizioni della strada per evitare brutte cadute e infortuni.

Gli anziani e il freddo: l’importanza della giusta alimentazione

L’inverno mette a dura prova le difese immunitarie, ma è anche vero che la natura ci mette a disposizione i mezzi giusti per difenderci. 

La frutta e la verdura che troviamo nell’orto invernale, infatti, possono aiutarci a prevenire e ad alleviare fastidiosi mal di gola e influenze. 

Quando le temperature diventano più rigide, l’alimentazione e l’idratazione degli anziani sono da considerarsi fattori primari per consentire al corpo di mantenersi in buona salute.

Il consiglio è quello di preparare spremute, bevande calde e piatti ricchi di proteine come il brodo di pollo.

Una buona alimentazione è quindi un ottimo rimedio naturale per rafforzare le difese, ma non sempre è sufficiente.

Qualora dovessero presentarsi problemi, è sempre bene affidarsi al consiglio del proprio medico e farsi suggerire l’integratore e le vitamine più adatti alle proprie esigenze.

Al giorno d’oggi, il mercato offre un’ampia varietà di integratori, ognuno con le sue caratteristiche e modalità di assunzioni.

Ci sono integratori specifici per l’aumento delle difese immunitarie, per il rafforzamento del sistema cardiaco, per il controllo della pressione arteriosa e così via.

E possono trovarsi sotto forma di pillole, sciroppi, caramelle gommose, flaconcini monodose, bustine da sciogliere in acqua o direttamente sotto la lingua.

Insomma: ne esistono di tutti i tipi e per ogni situazione.

L’alimentazione risulta quindi essere uno dei sostegni più concreti contro il freddo.

È per questo che noi di Sant’Anna 1984 prestiamo particolare attenzione affinché i nostri assistiti seguano una dieta sana ed equilibrata, in grado di fornire tutti i nutrienti di cui necessitano.

Quando i nostri operatori entrano in una nuova famiglia, il loro obiettivo è riuscire a far parte di quella casa.

Infatti, grazie alla loro grande preparazione e professionalità, riescono sempre a farsi accettare, anche nelle situazioni più complesse.

Il legame è così solido che ogni operatore tratta il suo assistito proprio come se fosse un reale membro della sua famiglia, riservandogli tutte le attenzioni di cui ha bisogno.

Sant’Anna è una grande famiglia e lo dimostra ogni giorno anche attraverso piccole accortezze, come quelle legate al cambio di stagione.

Assunzioni badanti: quali errori evitare?

Assunzione badante errori da evitare

Sono sempre di più le famiglie Italiane che hanno bisogno di un aiuto per la cura dei propri cari più anziani, specie se si tratta di persone non autosufficienti.

In questi casi, le difficoltà che una famiglia deve affrontare sono molte: tutto il carico emotivo, economico e organizzativo ricade sui familiari.

Ed è così che nasce il bisogno di rivolgersi a figure specializzate: le badanti.

Ma, la ricerca della badante non è mai un percorso facile e, soprattutto se non ci si è mai confrontati con una situazione così, cadere in errore è davvero molto semplice.

Così come è complicato anche tutto quello che c’è dietro all’assunzione di questa figura specializzata.

Allora la domanda sorge spontanea: quali sono gli errori da evitare in fase di assunzione?

Assunzioni badanti: i 4 errori più comuni

Partiamo col dire che, in situazioni così delicate, la soluzione più semplice non è quasi mai quella giusta.

L’assunzione di una badante è un passaggio che richiede un’attenzione minuziosa da parte dei familiari della persona bisognosa, che non possono permettersi passi falsi.

Ma quali sono gli errori più comuni che bisognerebbe evitare?

  1. Ricercare la figura più economica per risparmiare

Se ci si muove in questi termini, è facile dimenticare di definire in maniera chiara tutto ciò che riguarda le ferie, i permessi, il trattamento di fine rapporto e la tredicesima.

Ma la cosa più grave è che, avendo pattuito un compenso poco adeguato, la badante potrebbe sentirsi autorizzata a venir meno alle sue mansioni, o a non rispettarle nel modo corretto.

2. Cercare badanti tramite annunci su internet

Con l’avvento delle tecnologie digitali, si ha la sensazione di avere tutto a portata di mano. Da una parte è un bene, ma dall’altra parte si rischia di avere una percezione sbagliata di alcune situazioni, che risultano più rapide ed economiche. 

Ma, ancora, in una situazione così delicata ricorrere agli annunci online potrebbe rivelarsi un errore madornale.

È vero, si potrebbero ricevere moltissime risposte in poco tempo, ma chi sarebbe davvero in grado di valutare ogni singolo curriculum e assicurarsi che non riporti falsità?

Si finirebbe per dedicare una grande quantità di tempo per colloqui a persone sconosciute, con la grande difficoltà di dover anche verificare le loro esperienze pregresse.

3. Non rendere partecipe la persona che ha bisogno della badante

Spesso i diretti interessati sono anziani poco lucidi a causa delle loro patologie, ma non bisogna mai dimenticare che sono loro i diretti interessati.

Di conseguenza, al fine di trovare una figura che possa soddisfare a pieno i loro bisogni, il loro parere è essenziale.

4. Fidarsi del passaparola

La soluzione più economica in termini di tempo sembra proprio questa: affidarsi alle raccomandazioni di altre persone.

Purtroppo però, anche se un anziano si è trovato benissimo, non è detto che la situazione si ripeta. Le persone sono diverse, così come lo sono le necessità di ogni assistito.

La ricerca della badante è un percorso tortuoso e le cose da prendere in considerazione sono davvero tante, senza dimenticare che si sta scegliendo una persona che passerà del tempo con i componenti più fragili della famiglia, per di più nelle loro case.

È sempre meglio quindi affidarsi ad agenzie specializzate e sicure, così da avere certezze e garanzie sul servizio offerto ed essere sollevati da tutte le responsabilità che comporta assumere un caregiver familiare.

Assunzioni badanti: perché affidarsi a una realtà come Sant’Anna 1984

Scegliere Sant’Anna 1984 significa avere la certezza di affidarsi a mani esperte, che ogni giorno dimostrano la loro grande professionalità.

Infatti, la selezione di un nuovo operatore è sempre scandita da un’attenta valutazione non solo del profilo professionale, ma anche e soprattutto delle doti personali di accoglienza, disponibilità ed empatia.

La nostra associazione, inoltre, offre la garanzia di badanti altamente qualificate, referenziate e con alle spalle grande esperienza nel settore.

Grazie a Sant’Anna 1984 i tuoi cari sono al sicuro.

Arteterapia: la terapia dell’arte per anziani e disabili

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Quando parliamo di anziani, siamo soliti parlare anche di fragilità, poiché, tra le altre cose, è un aspetto che aumenta in modo notevole e inevitabile con l’avanzare degli anni.

L’anziano, per motivi legati al processo di invecchiamento e alle malattie ricorrenti, diventa più vulnerabile e meno capace di conservare una condizione di benessere fisico e psichico in seguito a eventi stressanti.

Vi è quindi una costante ricerca di metodi e soluzioni che possano ridurre al minimo tali effetti e uno di questi è proprio l’arteterapia.

Arteterapia: in cosa consiste?

Nata nel secondo dopoguerra con l’intento di ristabilire l’equilibrio psico-emotivo dei reduci traumatizzati, l’arteterapia viene oggi utilizzata per stimolare la socializzazione e liberare l’emotività di anziani e disabili attraverso l’incremento delle loro risorse creative, espressive, affettive, cognitive e relazionali.

Questa particolare terapia consiste nel proporre alla persona un insieme di attività volte a ricercare il benessere psico-fisico attraverso l’utilizzo di diverse forme d’arte, come, ad esempio, la pittura e la scultura.

Ed è così che materiali comuni come matite, pastelli, tempere e colori ad olio diventano strumenti preziosi, che aiutano l’anziano o il disabile a lasciare una traccia, attuando un riconoscimento di sé e della propria presenza.

L’arteterapia come cura non farmacologica negli anziani

Quello che più colpisce dell’arteterapia è la sua grande efficacia nel contrastare sia i deficit cognitivi che i disturbi psicologici, quali ad esempio ansia e depressione.

Nonostante non sia una cura farmacologica, infatti, la ricerca scientifica ne ha dimostrato la sua efficacia positiva sui soggetti affetti da questi problemi.

A seguito di numerosi studi, è stata evidenziata una correlazione positiva tra l’arteterapia e la diminuzione dei sintomi di depressione, come anche il rallentamento della perdita di memoria.

Questo avviene perché, durante tale terapia, le attività che vengono svolte aiutano il paziente ad acquisire nuove abilità e a risvegliare le capacità sia percettive che cognitive.

L’arteterapia è uno strumento che agisce sulla parte sana del cervello, tenendo la mente in continuo allenamento.

Infatti, spesso, questo trattamento viene proposto sotto forma di esercizi di pittura, attraverso l’uso di acquerelli e tempere, oppure in maniera più semplice con l’uso di colori.

È stato notato che, in particolar modo, l’utilizzo dei colori rappresenta un vero e proprio stimolo per il cervello, agendo sulle sensazioni personali e rievocando i ricordi e le esperienze imprigionate nella memoria.

L’arteterapia: i suoi benefici e i suoi obiettivi

È chiaro che l’obiettivo principale non è produrre opere d’arte, bensì utilizzare queste ultime per stimolare soggetti fragili e con profonde difficoltà sotto l’aspetto emotivo.

Un percorso di questo tipo aiuta infatti a fare un tuffo nelle proprie emozioni ed esplorarle al meglio, migliorando così la propria autostima e i sintomi di ansia e depressione.

È bene specificare che, come ogni terapia, anche questa necessita di un persona qualificata ed esperta, che riesca ad accompagnare i pazienti lungo il percorso aiutandoli a valorizzare la propria creatività.

Dunque, l’arteterapia permette di:

  • sviluppare e mantenere la creatività;
  • mantenere allenata la concentrazione;
  • ridurre lo stress;
  • portare a galla ricordi evocativi;
  • promuovere l’introspezione;
  • coltivare le capacità mnemoniche;
  • coltivare una semplice passione.

Le attenzioni e le cure di Sant’Anna 1984

Lo staff di Sant’Anna 1984 è costituito da operatori specializzati e in costante aggiornamento, che hanno come obiettivo primario la cura e la soddisfazione del paziente.

Ognuno di loro sa conciliare la professionalità alla cordialità che richiedono i pazienti per sentirsi a proprio agio e in famiglia.

Tutti i servizi di assistenza di Sant’Anna hanno l’obiettivo di favorire il benessere degli individui nel loro quotidiano, soprattutto quando sono resi fragili da un evento o una condizione patologica.

Grazie al loro amore, alla loro empatia e alla loro pazienza riescono a lasciare il segno nei cuori non solo dei pazienti ma anche di tutti i familiari.

Assistenza anziani: quali sono le mansioni della badante?

Quali sono le mansioni di una badante

In Italia ci sono quasi 14 milioni di anziani, dato che ci rende uno dei Paesi con il più alto indice di vecchiaia al mondo.

E i numerosi impegni lavorativi, personali e familiari, rendono sempre più difficile prendersi cura dei componenti più anziani della famiglia, soprattutto se questi non sono più autosufficienti.

Per questo motivo, le famiglie si ritrovano spesso a cercare un supporto, qualcuno che li aiuti a gestire al meglio la situazione.

Da qui, il bisogno e l’importanza della figura della badante.

Ma quali sono le sue mansioni specifiche?

Cerchiamo di fare chiarezza in questo articolo, così da comprendere quali compiti affidarle.

Di cosa si occupa una badante: i suoi incarichi

La badante è una figura che si occupa della cura di anziani, malati e persone non autosufficienti.

Lavorare a stretto contatto con queste persone necessita di una grande preparazione, ma, soprattutto, di una profonda professionalità.

Nell’immaginario comune, le mansioni di una badante possono spesso venire confuse con quelle di una colf, ma non si tratta affatto della stessa figura.

Il compito della colf è quello di occuparsi della cura della casa a 360°: dell’ordine, delle pulizie e in maniera parziale della cura dei suoi abitanti, animali compresi.

Nel caso della badante le priorità si rovesciano: infatti, tra le sue varie competenze la più importante è l’assistenza all’anziano o al malato.

Quando ci si rivolge a una figura del genere, di base, si ha bisogno di un’assistenza mirata presso il proprio domicilio e, il più delle volte, di un’esigenza di cure di lungo periodo.

Le mansioni più comuni sono:

  • preparare i pasti e dare supporto per la loro assunzione;
  • monitorare e sorvegliare l’assistito;
  • svolgere attività domestiche di base quali pulizia e riordino della casa;
  • occuparsi della cura e dell’igiene della persona assistita;
  • assicurarsi della giusta assunzione dei farmaci;
  • accompagnare, quando serve, alle visite mediche;
  • stimolare il più possibile le capacità comunicative, sociali e motorie.

In quest’ottica, la badante rappresenta un vero e proprio punto di riferimento sia per le famiglie che per gli assistiti.

Si tratta di un ruolo essenziale, proprio perché in grado di prendersi cura con professionalità di persone malate, con difficoltà di movimento o che necessitano di assistenza quotidiana.

Mansioni badante: assunzioni e doveri

La ricerca della badante non è mai un percorso semplice, ma, una volta individuata la persona che più risponde alle proprie esigenze, è sempre consigliato fissare in maniera più chiara possibile i suoi compiti.

Laddove necessario, i doveri della badante vanno fissati per iscritto, così da evitare eventuali incomprensioni o equivoci (ad esempio gli orari o le indicazioni specifiche per la somministrazione dei farmaci).

In maniera più generale, la persona che si prende cura di un malato deve essere in grado di gestire eventuali incidenti e, in caso di necessità, di contattare il 118.

Ne consegue che la persona assunta deve avere un’ottima padronanza della lingua italiana per poter, appunto, rispondere in maniera precisa alle domande dell’operatore e fornire l’indirizzo e tutte le altre eventuali indicazioni necessarie.

Perché scegliere le cure di Sant’Anna 1984?

Tutti gli operatori di Sant’Anna 1984 per l’assistenza a domicilio sono professionisti qualificati.

Essere a contatto con i più fragili della società non è per tutti: infatti, il grande compito di Sant’Anna è quello di formare al meglio il suo team, così da essere preparato in ogni situazione.

E lo fa attraverso numerosi corsi di aggiornamento a cui, a cadenza costante, vengono sottoposti tutti gli operatori.

Questo fa della nostra associazione una realtà che mette al primo posto non solo i bisogni dell’assistito, che hanno per noi un’importanza fondamentale, ma anche quelli dell’intera famiglia.

Scegliendo Sant’Anna 1984, assicuri ai tuoi cari e a te stesso professionalità, sicurezza e umanità.

Assistenza anziani: i benefici delle cure a domicilio

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La popolazione italiana è caratterizzata da un elevato numero di over 65, situazione che porta sempre più famiglie a doversi interfacciare con l’assistenza agli anziani, nella maggior parte dei casi a domicilio.

Si tratta di famiglie che si imbattono in numerosi interrogativi e problematiche, prima tra tutte la gestione dei percorsi di cura da patologie croniche tipiche della terza età.

Una soluzione, spesso presa in considerazione, è l’assistenza domiciliare.

Cure a domicilio: quali sono i benefici?

Dai risultati di alcune statistiche è emerso che, potendo scegliere, gli anziani preferiscono essere curati nelle loro case anziché in strutture dedicate e specializzate.

L’assistenza domiciliare pone al primo posto:

  • l’assistenza al paziente;
  • il controllo del dolore e dei sintomi;
  • il supporto psicologico;
  • la riabilitazione; 
  • l’assistenza sociale. 

Tutto disegnato su misura per ogni singolo paziente.

In questo modo, i benefici riscontrati sono diversi sia sotto un punto di vista psicologico che sotto un punto di vista fisico.

Primo tra tutti il sentirsi a casa, percezione che incentiva il senso di protezione e di serenità nell’anziano.

Inoltre, l’assistenza a domicilio consente una gestione più semplice da parte dei familiari, che possono stare vicini al loro affetto.

Dunque, la casa risulta essere il luogo ideale in cui ricevere i trattamenti e le terapie mediche elargite dal personale specializzato.

È chiaro a tutti che, al contrario, il trasferimento in una struttura sconosciuta può rappresentare un vero e proprio trauma per l’anziano, a maggior ragione se si ha a che fare con demenze o altre patologie neurodegenerative.

Stravolgere le abitudini, perdere i punti di riferimento e dover ricominciare tutto daccapo può causare risultati tutt’altro che positivi.

Grazie all’assistenza domiciliare, invece, l’anziano non sarà sottoposto ad alcun tipo di stress e potrà continuare a vivere in un ambiente caldo e familiare.

Perché prendere in considerazione le cure a domicilio?

Oggi più che mai, l’assistenza domiciliare è diventata di fondamentale importanza per gli anziani.

Soprattutto con l’arrivo della pandemia, aver avuto la possibilità di essere accuditi tra le mura domestiche ha fatto davvero la differenza, oltre ad aver limitato i rischi di contagio.

Infatti, sempre più famiglie italiane scelgono di affidarsi a questa tipologia di trattamento.

Innanzitutto, quando si parla di assistenza a domicilio, è bene evidenziare il grande risparmio di costi da parte del Servizio Sanitario Ospedaliero.

Ma gli aspetti positivi non finiscono qui: quando si parla di problematiche serie di salute degli anziani, svolge un ruolo centrale il rischio delle infezioni ospedaliere.

Un batterio che colpisce in modo più frequente i soggetti anziani ricoverati in strutture ospedaliere è il Clostridium difficile.

È bene far presente che contrarre un’infezione significa innanzitutto aumentare i tempi di ricovero, con un ovvio impatto sulla spesa sanitaria, ma, in situazioni estreme, può significare morte, causata alla compromissione delle funzionalità intestinali dovute all’infiammazione.

Le cure a domicilio di Sant’Anna 1984

Sant’Anna 1984 è una realtà che mette al primo posto il benessere dell’anziano.

Il nostro team è costituito da professionisti specializzati e sempre al passo con le novità, grazie ai numerosi corsi di aggiornamento che frequentano con costanza.

Per loro, prendersi cura della salute di un anziano significa farlo in maniera olistica, seguendo le sue esigenze e migliorando, così, il suo stile di vita.

Per noi l’assistenza domiciliare si traduce in due principi fondamentali: saper intervenire in caso di necessità legate a malattie o infortuni e prestare assistenza di base all’anziano, occupandosi della casa e tenendogli compagnia.

In questo modo consentiamo anche ai familiari una certa serenità, generata dalla consapevolezza di sapere i propri cari nelle proprie case, e, al tempo stesso, seguiti e monitorati sotto l’aspetto sanitario.

Tutto questo è reso possibile anche grazie al grande scambio di informazioni tra i familiari e i nostri operatori.

Infatti, ogni giorno viene condiviso con la famiglia il diario del giorno, dove vengono inserite tutte le attività svolte con l’anziano.

Affidarsi a Sant’Anna 1984 vuol dire mettere il proprio caro in mani specializzate e qualificate, che se ne prendono cura in ogni singolo istante.

Doll Therapy: la terapia della bambola contro la demenza senile

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La Doll Therapy è una terapia alternativa e complementare alle cure farmacologiche con cui vengono trattate le persone affette da patologie neurodegenerative, come la demenza senile e l’Alzheimer.

Lo scopo di questo trattamento è aiutare a gestire i comportamenti emotivi a rischio, perché è in grado di migliorare la salute psicofisica del paziente.

Le origini della Doll Therapy

La Doll Therapy è nata alla fine degli anni 90’ in Svezia, grazie a un’idea della psicoterapeuta Britt Marie Egedius Jakobsson.

Questa terapia è stata concepita dal bisogno della psicoterapeuta di creare uno strumento comunicativo con il figlio, affetto da autismo.

Britt Marie, vedendo gli effetti benefici della terapia, ha deciso poi di metterla a disposizione della Scienza, per aiutare milioni di famiglie nella sua stessa situazione.

Queste bambole, chiamate “Joyk”, sono oggi considerate di notevole importanza per stimolare l’empatia e le emozioni dei bambini e degli adulti affetti da problemi cognitivi e comportamentali.

Infatti, oltre che per l’autismo, la terapia è stata introdotta come cura complementare per molte altre patologie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson, la demenza e l’Alzheimer.

La terapia della bambola e la teoria dell’attaccamento

Il concetto terapeutico della Doll Therapy si basa sulla teoria dell’attaccamento.

Sebbene questa teoria si riferisca generalmente ai bambini, alcuni studiosi hanno potuto constatare la sua efficacia anche alle persone con demenza.

Negli anni ‘60, lo psicologo John Bowlby ha formulato a riguardo una teoria.

Durante alcuni studi circa la psicologia infantile, si accorse di una costante ricerca di un contatto reciproco tra il bambino e i genitori, dettato da un istinto primordiale dell’uomo

Istinto che evolve nel tempo in una vera e propria forma di attaccamento verso l’altra persona. 

Questo sentimento può essere amplificato anche attraverso l’utilizzo di un oggetto. 

Da qui, gli studi sulla Doll Therapy.

Doll Therapy: come funziona?

A questo punto la domanda sorge spontanea: come può una bambola trasformarsi da semplice giocattolo a strumento terapeutico?

È fondamentale chiarire che si tratta di bambole specifiche, con caratteristiche particolari che le differenziano dai giocattoli comuni: 

sono speciali nel peso, nelle dimensioni, nei tratti somatici e persino nella posizione di braccia e gambe.

Sono state progettate in modo minuzioso, col fine di stimolare e favorire l’espressione delle emozioni.

Il loro sguardo, la loro pelle morbida e i loro capelli sbarazzini sono tutte caratteristiche che favoriscono la costruzione di un legame empatico con il paziente.

Questa bambola, in modo graduale, acquista un significato simbolico, in grado di aiutare il benessere del paziente.

I benefici tratti dalla Doll Therapy

Quando si ha a che fare con pazienti affetti da demenza, si ha la tendenza a scegliere metodi che aiutano a stimolare le abilità affettive e cognitive, proprio come la Doll Therapy.

Infatti, proprio grazie a questa terapia, la persona riesce a instaurare un rapporto di fiducia con la bambola.

In questo modo, quest’ultima diventa oggetto simbolico in cui riversare il proprio desiderio primordiale di accudimento.

La Doll Therapy ha il grande potere di risvegliare le emozioni del passato, creando empatia e genitorialità, un’ottima via di fuga dal presente che invece è scandito, il più delle volte, da confusione e paura.

In questo modo, la persona affetta da demenza torna a sentirsi utile e riacquisisce maggior fiducia non solo in se stessa, ma anche nei confronti degli altri.

Gli effetti positivi della Doll Therapy sono tantissimi:

  • riduzione delle manifestazioni aggressive;
  • gestione di ansia e agitazione;
  • riduzione dell’uso di farmaci sedativi;
  • risposta agli stimoli emotivi-affettivi.

È possibile dunque affermare che queste bambole si sono dimostrate più che efficaci nel trattamento dei pazienti affetti da demenza.

Per un caregiver è molto importante avere piena consapevolezza di tutte le piccole sfumature che sono in grado di supportare e sostenere a pieno i suoi assistiti.

Proprio per questo motivo tutti i nostri operatori, con l’avanzare delle conoscenze scientifiche, ricevono costanti aggiornamenti e formazioni.

Affidarsi a Sant’Anna 1984 significa affidarsi alle mani di operatori esperti, che ogni giorno dimostrano la loro grande professionalità e umanità.

Esiste un farmaco contro l’Alzheimer?

farmaco contro l'alzheimer

L’Alzheimer è una malattia per cui ad oggi non esiste un farmaco, che comporta una progressiva perdita della funzione mentale con degenerazione del tessuto cerebrale, in cui si verifica l’accumulo di una proteina chiamata beta-amiloide.

L’Italia si posiziona all’ottavo posto tra i paesi con il maggior numero di persone affette da questo morbo: se ne contano oltre 600.000.

È molto raro riscontrare la demenza di Alzheimer prima dei 65 anni, poiché diventa più frequente con l’avanzare dell’età.

Il suo decorso è lento e cambia da persona a persona, con una media di vita che può variare tra gli 8 e i 10 anni dopo la sua diagnosi.

La domanda che sorge spontanea a chiunque si ritrovi faccia a faccia con questa malattia è: esiste un modo per contrastare l’Alzheimer?

Ne parliamo in questo articolo.

Alzheimer: l’approvazione del primo farmaco contro la malattia

Per rispondere alla domanda iniziale, sì: oggi possiamo dire che esiste un farmaco in grado di contrastare l’Alzheimer.

Dopo 20 anni di lunghe ricerche, infatti, la FDA (Food and Drug Administration) ha approvato il farmaco Aduhelm (meglio conosciuto con il suo nome generico, Aducanumab).

L’approvazione di questo farmaco ha rappresentato un grande passo avanti per la medicina, oltre alla speranza di guarigione per tutti i malati di Alzheimer.

Il compito di questo primo farmaco è quello di intervenire in modo diretto sulle cause della malattia, rallentando il suo decorso.

Una terapia innovativa che agisce sui meccanismi fisiologici che causano il morbo attraverso un’iniezione endovenosa una volta al mese.

Ad ogni modo, per il momento, la terapia viene somministrata solo ai pazienti che si trovano in uno stadio di demenza iniziale.

La terapia per l’Alzheimer come il “sacro Graal” della medicina

Negli anni, i tentativi di sviluppare una terapia contro l’Alzheimer sono stati molteplici: circa 400 fallimenti di test clinici sull’uomo.

Si è pensato persino di prendere in considerazione l’idea di abbandonare del tutto la ricerca in questo campo.

Lo stesso test di Aducanumab era stato considerato fallito in un primo momento, prima che ulteriori studi e analisi dimostrassero un certo beneficio sulla malattia al suo stadio iniziale.

Paolo Maria Rossini, responsabile del Dipartimento di Scienze neurologiche e riabilitative dell’IRCCS San Raffaele Roma, ha dichiarato infatti che Aducanumab non è adatto a tutti i malati di Alzheimer.

Il motivo è legato al fatto che, nonostante sia in grado di interferire con la proteina beta-amiloide, il farmaco potrebbe scatenare diversi effetti collaterali, come micro-emorragie cerebrali.

L’approvazione di questo farmaco ha permesso di aprire nuove aspettative di cura per i milioni di pazienti in tutto il mondo che soffrono di questa grave patologia.

Il farmaco è stato approvato avvalendosi del percorso di approvazione accelerata, che può essere utilizzato nel caso in cui un trattamento per una malattia grave o letale è in grado di fornire vantaggi terapeutici significativi rispetto ai trattamenti esistenti.

Dal momento che, ad oggi, tutte le terapie disponibili trattano soltanto i sintomi, Aducanumab risulta essere il primo trattamento approvato per rallentare la progressione della malattia.

Alzheimer: come comportarsi con gli anziani

A prescindere dal farmaco o meno, per rendere il decorso della malattia meno pesante possibile, è possibile mettere in campo delle piccole accortezze per aiutare la persona affetta da Alzheimer.

Il primo passo è di certo quello di assicurargli un supporto ottimale, anche se spesso non è facile.

Un aspetto fondamentale da considerare riguarda l’organizzazione dell’abitazione, che deve essere curata il più possibile per consentire l’autonomia dell’anziano.

In particolare, bisogna eliminare tutti gli oggetti e le situazioni che possono facilitare il rischio di caduta o di trauma, favorendo spazi di supporto specifici come appoggi sicuri in bagno e lungo le scale.

È necessario controllare anche che sedie, divani e poltrone siano stabili, non troppo bassi e privi di cuscini che possono mettere in pericolo l’anziano.

Inoltre, bisogna prestare particolare attenzione a stress e traumi: l’anziano affetto da demenza soffre qualsiasi cambiamento di luogo e di abitudine, motivo per cui bisogna cercare di lasciarlo il più possibile in un ambiente familiare.

Di conseguenza, in situazioni come queste è molto più consigliata l’assistenza domiciliare rispetto al ricovero in struttura, così da salvaguardare l’orientamento spazio-temporale che, altrimenti, produrrebbe effetti negativi sulla funzionalità dell’anziano.

Inoltre, è molto utile promuovere e assecondare, per quanto possibile, l’attività fisica.

Una buona idea è quella di proporre all’anziano passeggiate all’aria aperta in diverse ore della giornata, per facilitare e regolare il ciclo sonno-veglia.

Infine, anche la comunicazione svolge un ruolo di fondamentale importanza: quando si ha a che fare con un paziente affetto da demenza, bisogna prediligere la pazienza e la gentilezza.

È essenziale l’utilizzo di frasi semplici e dirette ed è preferibile accompagnare al dialogo una giusta gestualità per aiutare la comprensione.

Gli operatori di Sant’Anna 1984 conoscono bene tutte queste accortezze, infatti hanno sempre dimostrato grande professionalità e competenza in questo campo così delicato. 

Grazie ai loro piccoli ma grandi accorgimenti quotidiani, riescono a stabilire un forte legame con l’assistito, aiutandolo a trascorrere le sue giornate nella maniera migliore possibile: con amore, pazienza ed empatia.

Ipocondria senile: cos’è e come curarla

ipocondria negli anziani

Quando si parla di Ipocondria senile, si fa riferimento ad uno specifico disturbo psichico che riguarda le persone in età avanzata. Si tratta di uno stato di paranoia costante, in cui l’anziano si convince di essere affetto da più malattia contemporaneamente, sulla base di una valutazione, molto spesso errata, di alcuni sintomi.

L’anziano finisce quindi in una spirale ossessiva, che non va che aggravare il disturbo, producendo numerosi effetti psicosomatici sul corpo.

Ma da cosa di origina questo stato di paranoia costante?

Vediamo quali sono le cause principali.

Ipocondria senile: le cause principali del disturbo

L’ipocondria senile tende a svilupparsi maggiormente negli anziani che già hanno un equilibrio psichico fragile. Se quindi siamo in presenza di ansia, depressione e malessere psico-fisico generalizzato, è molto probabile che possa innescarsi l’ipocondria.

Troppo spesso, infatti, si tende a considerare l’umore scuro e triste degli anziani come normale, come un fenomeno fisiologico dell’ultima fase della vita, a cui non rimane che rassegnarsi. In realtà, la depressione non è affatto da sottovalutare, in quanto può compromettere seriamente il benessere dell’anziano sotto ogni punto di vista, andando a influire anche sull’aspettativa di vita.

I dati ci dicono che la depressione è molto diffusa nella popolazione over 65, con un 4% di soggetti che mostrano sintomi piuttosto gravi.

I più frequenti sono:

  • tristezza;
  • perdita di interesse;
  • isolamento sociale;
  • clinofilia (cioè il desiderio di passare molto tempo a letto anche senza dormire).

Tutti questi sintomi vengono spesso amplificati dalla difficoltà che gli anziani hanno nel verbalizzare il loro stato d’animo, per paura di non essere capiti o derisi; questo conduce ad una somatizzazione profonda del loro disagio, che si riflette in modo molto negativo sul corpo, scatenando anche una sintomatologia organica, soprattutto di tipo gastro-intestinale, che, nei casi più gravi, sfocia in un vero e proprio delirio ipocondriaco.

Questo perenne stato di angoscia non fa altro che incidere in maniera semore più negativa sullo stato reale di salute e sulla qualità di vita del paziente.

Non bisogna dimenticare, inoltre, che al di là del normale decadimento fisico associato all’età, anche la sfera sociale inizia ad impoverirsi. Dal momento in cui la persona diventa pensionata, l’insorgenza della depressione diventa sempre più probabile, in quanto la cerchia sociale si restringe, le occasioni di uscire e trovare uno scopo alternativo diminuiscono, si smette di sentirsi utili e produttivi.

A ciò si aggiunge un fisiologico aumento dei lutti all’interno della cerchia familiare e amicale, che peggiorano ancora di più la qualità dell’equilibrio emotivo. Questo significa che l’avanzare dell’età coincide con l’aumento della solitudine, generando così una maggiore sensibilità e fragilità nelle persone anziane verso i disturbi dell’umore.

Ipocondria senile: come riconoscere un’emergenza vera da un delirio ipocondriaco

Uno degli aspetti più complessi da gestire negli anziani che soffrono di ipocondria è il riconoscimento di una vera emergenza di salute dalla paura irrazionale di essere affetti da qualche malattia. In situazioni in cui l’ipocondria è già ben sviluppata, l’anziano tende a lamentarsi di frequente con i familiari o con le persone che lo assistono, causando spesso preoccupazione in modo ingiustificato.

Il ripetersi di questi episodi nel tempo rischia di minare la fiducia nei confronti dell’anziano, creando negli assistenti la convinzione che si tratti ormai solo di paure infondate. Questo produce danni su due fronti: da un lato, peggiora la qualità dei rapporti con la cerchia più ristretta della persona anziana e dall’altra espone al rischio che una vera emergenza medica non venga riconosciuta nel marasma delle tante paure.

Bisogna sempre tenere presente, quando si assiste un anziano, che gli allarmi con cui vengono manifestate queste preoccupazioni hanno lo scopo, quasi sempre inconscio, di richiamare l’attenzione di chi li accudisce, provocando diverse difficoltà per i caregiver, proprio perché diventa difficile capire quando è reale e quando no.

Gli psicologi che si sono occupati dello studio di questa condizione hanno notato che non sempre è facile adottare un comportamento adeguato con l’anziano, ma è sempre e comunque consigliato mantenere la calma quando si è in compagnia dell’anziano agitato, cercando di non sottolineare mai la natura ipocondriaca della lamentela.

Per rendersi conto o meno se si tratta di un’emergenza medica, occorre passare un po’ di tempo con l’anziano, monitorando l’andamento dei sintomi. Se tende a calmarsi e a sentirsi meglio, si può tirare un sospiro di sollievo, mentre se, anche con la presenza del caregiver, i sintomi non accennano a migliorare, è opportuno consultare il medico o andare al Pronto Soccorso.

Ipocondria senile: come comportarsi con gli anziani

Quando ci si trova davanti ad un anziano che presenta un reale problema di salute, è naturale allarmarsi e ricorrere all’aiuto del medico, ma è importante non assecondare sempre la paranoia dell’anziano, organizzando una visita medica per ogni singolo disturbo.

Se si è certi dell’infondatezza di tali manifestazioni, l’ideale sarebbe cercare di far comprendere all’anziano che non c’è nessun grave problema e che non è necessario alcun controllo medico.

Questo è un modo per renderlo, per quanto possibile, consapevole della realtà e dell’evidenza dei fatti. In questa fase è di cruciale importanza non perdere la pazienza, bisogna rimanere calmi e non sottolineare mai la natura ipocondriaca di certi atteggiamenti, perché altrimenti significherebbe porre l’accento sul problema e generare nuova ansia.

Non sempre però è così semplice riuscirci, proprio perché l’anziano è vittima delle sue stesse suggestioni e quindi tende a negare la realtà. In questo caso può essere di grande aiuto rivolgersi ad uno psicologo, il quale, con il suo intervento, può aiutare il paziente a rapportarsi al meglio con le sue paure e a tenerle sotto controllo.

È molto importante anche la posizione presa dai caregiver riguardo alla situazione. Spesso c’è la radicata convinzione che l’assistito non possa in alcun modo modificare il suo punto di vista e i suoi comportamenti. Questo è del tutto sbagliato e gli operatori di Sant’Anna 1984 lo sanno molto bene.

I nostri caregiver dimostrano sempre assoluta fiducia nei loro assistiti e proprio per questo ogni giorno adottano dei piccoli trucchetti per soddisfare il bisogno di attenzione, senza però caderne vittime. Grazie a dei piccoli accorgimenti quotidiani volti a ridurre lo stress, i dolori e la stanchezza, possono contribuire a migliorare le loro giornate.

Aiutandoli e dimostrandogli che non gli sta accadendo nulla di male, attraverso le loro rassicurazioni i pazienti si sentono amati e al sicuro. Alcune volte basta davvero poco per far capire agli anziani che esiste una soluzione al loro problema, senza ricorrere alle cure mediche.

Attraverso l’amore, l’empatia, la pazienza e la professionalità, i nostri operatori si contraddistinguono e riescono a lasciare il segno nei cuori non solo dei pazienti ma anche di tutti i familiari.

Fumatori anziani: i danni del fumo in età avanzata

danni da fumo negli anziani

In Italia il 9,8% degli anziani over 65 sono fumatori. È risaputo che il fumo è dannoso per chiunque, ma con il progredire dell’età diventa ancora più impattante sulla salute, tanto da essere considerato come una delle principali cause di morte prematura, soprattutto per le persone di mezza età.

Nonostante ciò, non sono ancora stati ben quantificati i danni che il fumo può provocare ad una persona anziana e spesso questa mancanza di informazioni non fa altro che favorire un’antica credenza: “quel che è fatto è fatto!”.

Parliamo, appunto, della convinzione che se una persona sopra i 60 o 70 anni, continua a fumare allora non vale la pena tentare di farla smettere.

In realtà, si tratta di un atteggiamento deleterio. Sono infatti moltissimi i benefici gli anziani possono ottenere smettendo di fumare, anche in età avanzata.

Fumatori anziani: cosa dicono i numeri

Una ricerca recente ha analizzato i dati di 22 studi effettuati sulla popolazione di vari paesi europei e negli Stati Uniti. Attraverso un’analisi statistica, si è riusciti a calcolare e a portare alla luce i rischi relativi alla mortalità da fumo e il tempo di anticipazione della stessa.

A conclusione dello studio, i ricercatori hanno stabilito che, rispetto ai non fumatori, i fumatori avevano un rischio di morire prematuramente superiore di 2,7 volte. Sulla base dei risultati di queste ricerche, sono stati effettuati ulteriori approfondimenti che sono riusciti a evidenziare che la supermortalità dei fumatori tra le persone anziane è legata tanto alle malattie cardiovascolari quanto ai tumori.

Ecco che quindi diventa lampante che il fumo rimane un alto fattore di rischio anche dopo i 60 anni, per cui gli sforzi per ridurre il fumo e promuoverne la cessazione tra gli anziani si tradurrebbe in una grande vittoria in termini di salute pubblica.

Fumatori anziani: i sintomi che si sottovalutano

“Fumo ma sto bene” è la classica frase dei soggetti fumatori che si sentono in salute e non ne voglio sapere di riconoscere la pericolosità del loro comportamento. Sono circa 9 milioni gli italiani fumatori colpiti da patologie polmonari non diagnosticate, che, però, potrebbero peggiorare con il trascorrere degli anni.

È molto più frequente di quel che si pensa imbattersi in fumatori che sostengono di godere di buona salute, che poi però si vedono costretti a ricredersi qualche anno dopo; o, viceversa, che mostrano sintomi ritenuti innocenti o normali, soprattutto in età avanzata, come tosse, catarro o mancanza di respiro.

In realtà questi sono i primi campanelli d’allarme dell’avanzare di una malattia respiratoria, cardiovascolare, metabolica o, nei casi più gravi, di un tumore.

Fumatori anziani: il tabacco è la prima causa di morte in Italia

I numeri parlano chiaro e non lasciano scampo. Il tabacco in Italia è la principale causa di morte ed è il responsabile di quasi 83 mila decessi l’anno, di cui più di un quarto riguarda persone della terza età. Le sigarette provocano più decessi dell’alcol, delle droghe, degli incidenti stradali, dei suicidi e degli omicidi, tutti messi insieme.

È un fenomeno talmente tanto pericoloso che l’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha più volte sottolineato, descrivendo il tabacco come una delle sfide di sanità pubblica più grandi della storia.

Non bisogna mai dimenticare che il fumo è responsabile di:

  • diversi tipi di cancro;
  • gravi malattie cardiovascolari;
  • gravi malattie polmonari;
  • diabete di tipo 2;
  • cataratta;
  • artrite reumatoide;
  • degenerazione maculare.

È una lunga lista di malattie di cui, gran parte, peggiorano con l’avanzare dell’età. Inoltre, fare uso di tabacco significa anche aggravare le patologie già esistenti, magari legate proprio alla vecchiaia, con il rischio di farle diventare croniche.

È chiaro che tutti i fumatori sono a rischio, ma il rischio peggiore ricade proprio nella categoria più fragile, gli anziani. Il primo passo, quindi, è smettere di fumare. Per gli anziani rinunciare al fumo può rivelarsi molto più complesso che per i giovani, perché lo ritengono uno dei pochi piaceri che gli rimane.

Per questo, oltre al supporto della famiglia, fondamentale in questi casi, è possibile ricorrere anche a farmaci e a terapie specifiche che possono aiutare a raggiungere l’obiettivo, in quanto i benefici di una vita senza fumo sono apprezzabili fin da subito per gli anziani.

Innanzitutto smettere di fumare comporta un calo drastico del rischio di ammalarsi e, cosa molto importante, potenzia la risposta ai farmaci necessari per combattere malattie croniche già esistenti, come scompensi cardiaci, ischemie e broncopneumopatia cronica ostruttiva.

Fumatori anziani: l’approccio di Sant’Anna 1984

Noi di Sant’Anna 1984 abbiamo piena consapevolezza dei rischi legati al fumo, soprattutto se i soggetti sono anziani, peggio ancora se con patologie annesse. Per questo motivo è nostra premura che i nostri assistiti capiscano il reale pericolo di questo gesto, cercando di accompagnarli in una strada differente.

Prima di tutto cerchiamo di individuare i segnali che riteniamo sospetti: il più importante fra tutti è il fiatone, ma anche tosse stizzosa o cronica, mancanza di energia e disordini del sonno. Sono tutti campanelli che ci fanno pensare che può esserci qualche problema, anche se silente.

La nostra filosofia è sempre quella di coinvolgere i nostri assistiti, piuttosto che imporgli nuove abitudini e comportamenti ed è così che i nostri operatori riescono ad instaurare sempre di più un rapporto basato sulla fiducia e, per quanto possono, lottano affinché il paziente capisca il reale pericolo e si impegni per smettere di fumare.

Fumare fa male sempre ma, ancor di più ai tempi di Covid- 19, la possibilità di finire in ossigenoterapia continua è un rischio che non vogliamo far correre ai nostri pazienti.

Sappiamo molto bene quanto sia importante questo messaggio, perché siamo certi che l’aumento delle persone che smettono di fumare è la chiave per ridurre in maniera drastica il numero complessivo, troppo alto, dei morti associati al tabacco.

Rivolgersi a Sant’Anna 1984 significa quindi affidare i propri cari alle cure di operatori con una grande preparazione, in grado di affrontare con serenità tutte le difficoltà che si presentano.