Cosa deve fare una badante in casa: 10 cose utili da sapere

Per l’assunzione di colf e badante, come per qualsiasi altro lavoratore domestico, ci sono delle specifiche procedure da seguire. E la messa in regola ha anche un costo.

Sempre più famiglie assumono una badante, ma non tutte sanno di preciso cosa deve fare una badante in casa. Dato il progressivo invecchiamento della popolazione, molte persone scelgono infatti di affidare la cura e la gestione dei propri familiari anziani (autosufficienti o meno) alle cure di un’assistente domiciliare.

Secondo le stime dell’ISTAT, l’Istituto Nazionale di Statistica, la popolazione europea sta invecchiando: tra il 2001 e il 2020, infatti, il numero degli ultraottantenni è quasi raddoppiato. In Italia chi ha più di 65 anni rappresenta circa il 23% della popolazione, mentre solo il 18% ha meno di 20 anni. 

L’esigenza di avere in casa una figura specializzata pronta ad affiancare queste persone è dunque irrinunciabile, tuttavia va ricordato che le mansioni di una badante sono ben diverse da quelle di una colf, alla quale spetta il compito di occuparsi della gestione della casa, e solo in parte di chi la abita.

In questo articolo scopriremo di cosa deve occuparsi una badante in alcuni semplici punti.

Assistenza di base agli anziani da parte della badante

Il compito principale di una badante consiste nel fornire assistenza di base all’anziano. Nella pratica si tratta quindi di una figura professionale addetta alla compagnia, all’intrattenimento, alla conversazione e all’assistenza finalizzata a una migliore deambulazione in caso di anziani affetti da patologie o in ogni caso non autosufficienti (si pensi agli anziani costretti a ricorrere a deambulatori o sedie a rotelle).

La badante deve occuparsi della spesa, della preparazione e della somministrazione dei pasti?

In secondo luogo le badanti sono tenute a occuparsi della spesa, della preparazione e della somministrazione dei pasti giornalieri secondo le istruzioni e negli orari indicati direttamente dall’assistito, dai suoi familiari o dal medico curante nel caso in cui siano presenti patologie specifiche che impongano una particolare attenzione ai tipi di cibi somministrati (ad esempio in caso di assistiti affetti da diabete, celiachia o allergie alimentari).

Assistenza per l’assunzione dei farmaci: il ruolo della badante

Tra i compiti di una badante figurano anche la supervisione, l’assistenza o la gestione dell’assunzione/somministrazione dei farmaci e/o delle terapie prescritti da un medico, nel rispetto degli orari e per la durata indicati dallo stesso. La badante si occuperà anche di mansioni di base quali ad esempio la misurazione della pressione sanguigna. Le sue mansioni non vanno tuttavia confuse con quelle degli operatori socio sanitari, i quali ricevono una formazione specifica.

La badante si prende cura dell’igiene personale dell’assistito

La badante si occupa inoltre dell’igiene personale dell’assistito: nello specifico si fa carico delle attività di vestizione e di lavaggio della persona interessata, qualora questa non sia in grado di provvedere autonomamente. In caso di mancanza pressoché totale di autosufficienza si occuperà inoltre del cambio del pannolone.

Riordino della casa: qual è il ruolo della badante

Tra le mansioni di base di una badante rientrano inoltre il bucato e il riordino della casa, in modo tale che l’anziano assistito viva in ogni momento in ambienti puliti e pronti ad accoglierlo senza che corra pericoli di alcun tipo.

Accompagnamento durante le visite mediche e le commissioni e assistenza notturna: i compiti della badante

Le operatrici e gli operatori addetti all’assistenza domiciliare sono tenuti ad accompagnare gli anziani di cui si prendono cura durante le visite svolte dal medico curante o da altri specialisti. Sono inoltre tenuti all’assistenza durante lo svolgimento di esami medici quali analisi del sangue o altri esami più approfonditi quali radiografie, elettrocardiogrammi e via dicendo. Non fanno eccezione i casi in cui gli anziani debbano svolgere commissioni quali l’invio di corrispondenza o il pagamento delle bollette.

Per quanto riguarda invece i casi in cui l’assistito sia affetto da malattie di varia natura o da condizioni che rendano necessaria un’assistenza costante, alla badante potrebbe essere richiesto di essere presente nelle ore notturne per monitorare le condizioni e il sonno della persona interessata. Il lavoro notturno (dalle ore 22 alle ore 8) dovrà essere segnalato in modo specifico all’interno del contratto di lavoro.

Stimolazione psicomotoria e promozione della socialità dell’assistito: cosa può fare la badante?

Un ulteriore compito fondamentale svolto dalle badanti consiste nella stimolazione delle capacità motorie, comunicative e mentali di base dell’assistito. Queste attività di supporto consisteranno principalmente in conversazione, partecipazione dell’anziano alle attività basilari di gestione della casa (quali pulizie e preparazione dei pasti, entro i limiti imposti dalle condizioni fisiche dell’assistito) e ad attività motorie di base (come ad esempio delle passeggiate) per prevenire il decadimento delle capacità psicofisiche dell’anziano.

Dato che non solo gli aspetti fisici, ma anche quelli relazionali ricoprono un ruolo fondamentale, la badante dovrà inoltre incoraggiare la socialità dell’assistito, favorendo il mantenimento dei suoi rapporti con parenti e amici, se possibile anche al di fuori delle mura domestiche.

La badante deve conoscere la lingua italiana?

Affinché la badante possa interagire in modo ottimale con l’assistito e la sua famiglia, dimostrandosi in grado di comprendere ciò che le viene detto e facendosi comprendere a sua volta, dovrà conoscere ed essere capace di esprimersi nella lingua italiana. In questo modo sarà eventualmente in grado di allertare familiari e soccorritori in caso di necessità, nonché di fornire informazioni precise sulle condizioni dell’assistito e sul suo stato di salute e/o sulle sue patologie pregresse.

Mansioni della badante: l’impegno di Sant’Anna 1984

Attraverso la procedura di selezione dei propri operatori, Sant’Anna 1984 si impegna a individuare personale esperto e specializzato. Tuttavia, dal momento che per noi anche le attività di formazione e aggiornamento ricoprono un ruolo fondamentale ai fini dell’erogazione di un servizio completo, ci impegniamo ogni giorno a colmare le eventuali lacune dei nostri operatori.

In tal senso, attraverso corsi di formazione e attività mirate, facciamo sì che i nostri assistenti domiciliari sviluppino tutte le competenze pratiche necessarie per affiancare al meglio le famiglie che ci scelgono. Non trascuriamo tuttavia gli aspetti che fanno sì che siano considerati come dei veri e propri membri delle famiglie che li accolgono, e non solo dei semplici collaboratori.

Se anche tu sei alla ricerca di una realtà che, come Sant’Anna 1984, sia in grado di garantire a te e alla tua famiglia professionalità e umanità, contattaci al 3203449157 per scoprire tutti i nostri servizi o ricevere un’offerta personalizzata.

Autodeterminazione: il diritto di scelta negli anziani

Diritti delle persone anziane e doveri delle istituzioni e degli operatori sanitari al centro del lavoro della Commissione. Nel documento si parla anche di solitudine, eutanasia, violenze e cohousing. Draghi: “Iniziativa di enorme rilevanza sociale ed etica”.

Autodeterminazione: il diritto di scelta negli anziani

L’autodeterminazione degli anziani, vale a dire il diritto di decidere per sé stessi e per la propria esistenza, è uno degli aspetti di maggiore importanza in termini di benessere psicologico dei soggetti più fragili. La possibilità di scegliere gli permette infatti di sentirsi ancora presenti a sé stessi nonché parte attiva della propria famiglia e della società. 

In questo articolo scopriremo quali strumenti sono previsti a livello europeo per garantire questo diritto: nel caso in cui gli anziani non siano più autosufficienti o la loro salute sia messa a dura prova da una malattia, sono infatti i familiari a dover far sì che il loro diritto di scelta continui a essere garantito il più possibile.

In alcune circostanze, quando sono i membri della famiglia di appartenenza prendersi cura dei propri cari più anziani, può capitare che questi vengano privati del proprio diritto di scelta. Nei casi più estremi, in particolare nel caso dei soggetti non più autosufficienti, è infatti comune che si opti per l’inserimento dell’anziano all’interno di una residenza sanitaria assistenziale (RSA).

Il diritto all’autodeterminazione è invece fondamentale affinché gli anziani possano vivere con serenità e dignità la propria vecchiaia. Nello specifico, è giusto che gli anziani possano decidere dove e come vivere.

In questo articolo approfondiremo quindi il tema dei bisogni e dei diritti fondamentali delle persone anziane.

La Carta europea dei diritti e delle responsabilità delle persone anziane

L’Europa ha a cuore i diritti degli anziani e ha redatto un documento a tal proposito, la Carta Europea dei diritti e delle responsabilità delle persone anziane.

Tutti gli Stati membri dell’Unione europea hanno il dovere di condurre politiche di tutela dei diritti dei soggetti più anziani. L’Unione Europea ha sviluppato un documento in cui sancisce i diritti fondamentali delle persone anziane. In questo modo i governi dei vari Stati dispongono di una serie di principi di riferimento volti ad accrescere il benessere delle persone che hanno bisogno di aiuto a causa della loro età, di una o più malattie o della loro disabilità.

Diamo un’occhiata al documento insieme per capire meglio in cosa consiste e comprendere quanto ci riguarda da vicino.

La Carta europea dei diritti e delle responsabilità delle persone anziane bisognose di cure ed assistenza a lungo termine è il documento che definisce i diritti delle persone anziane che dipendono dai propri familiari o che in ogni caso necessitano di assistenza a lungo termine.

Questo documento è direttamente correlato alla Carta dei diritti fondamentali dell’UE, la quale, all’articolo 25, stabilisce che “L’Unione riconosce e rispetta il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale”.

Nello specifico, la Carta dei diritti delle persone anziane afferma che le cure e le attenzioni dedicate agli anziani non sono da intendersi come un costo, bensì come un investimento che va a beneficio loro e del ruolo che ricoprono all’interno della società.

A livello pratico, la Carta sancisce i seguenti diritti:

  1. diritto alla dignità, al benessere fisico e mentale, alla libertà e sicurezza;
  1. diritto all’autodeterminazione;
  1. diritto alla privacy;
  1. diritto a cure appropriate e di alta qualità;
  1. diritto ad informazioni personalizzate ed al consenso consigliati ed informato;
  1. diritto a continuare a ricevere comunicazioni, alla partecipazione alla vita sociale ed alle attività culturali;
  1. diritto alla libertà di espressione e libertà di pensiero e di coscienza: credo, cultura e religione;
  1. diritto alle cure palliative ed al sostegno, al rispetto ed alla dignità nell’agonia e nella morte;
  1. diritto al risarcimento.

Sono questi i punti chiave della Carta dei diritti chiave delle persone anziane, la quale riconosce che la dignità umana è inviolabile a prescindere dall’età e dalla dipendenza del soggetto anziano da altre persone.

Il diritto all’autodeterminazione

Il secondo Articolo della Carta dei diritti delle persone anziane, relativo nello specifico al diritto all’autodeterminazione, dichiara che:

Qualora nell’invecchiamento ti trovi a dover dipendere dall’aiuto e dalla cura di altri, permane il diritto a fare le tue scelte di vita ed al rispetto della tua libera volontà. Questo diritto può essere attribuito per tua scelta ad una terza persona competente.”

Da questa affermazione si evince, come è ovvio, che le persone anziane bisognose di assistenza a lungo termine devono essere incoraggiate a continuare a fare le proprie scelte (ad esempio in fatto di alimentazione, abbigliamento e via dicendo). Se possibile devono inoltre essere libere di continuare a svolgere in autonomia attività semplici, seppur in alcuni casi rischiose, come la preparazione dei propri pasti.

È inoltre opportuno permettergli di esprimere le proprie opinioni e i propri desideri, in particolare in merito alle terapie mediche a cui sono costrette a sottoporsi e al tipo di assistenza che vogliono o non vogliono ricevere da parte di operatori esterni.

Qualche volta le esigenze dei soggetti anziani entrano in conflitto con quelle dei familiari che se ne prendono cura e persino garantire la loro sicurezza diventa complesso. Diventa essenziale raggiungere in ogni specifica situazione un equilibrio ottimale tra le necessità di tutte le parti coinvolte.

A tal proposito, al punto 2.2. la Carta dichiara che:

Hai diritto a che le tue opinioni, desideri e scelte siano rispettate, anche se non sei in grado di comunicarle in modo facile. Hai diritto ad essere consultato e a prendere parte a qualsiasi decisione che ti riguarda. Hai diritto a scegliere il luogo di vita che si adatta ai tuoi bisogni, sia nella tua propria abitazione che in una residenza di cura”.

Assicurarsi che tutti questi diritti vengano rispettati nella massima misura possibile può dunque essere considerato come un dovere dei familiari o del personale addetto all’assistenza domiciliare o presso le RSA (o altre strutture analoghe). L’obiettivo ultimo consiste nel garantire il benessere psicofisico e la partecipazione attiva dei soggetti anziani, anche se non più autosufficienti.

Il ruolo dei caregiver nel diritto all’autodeterminazione degli anziani

  1. Coinvolgere gli anziani nelle attività che li riguardano

Il primo punto riguarda il coinvolgimento degli anziani in tutte le attività, sia quotidiane che straordinarie che li riguardano. Nello specifico, agli anziani che ricevono assistenza deve essere data la possibilità di avere voce in capitolo rispetto a questioni quali l’orario in cui si svegliano/mangiano/vanno a dormire, cosa mangiare, cosa indossare, quali attività svolgere, dove vivere, che tipo di assistenza e quali cure ricevere. Come abbiamo già detto, è necessario raggiungere un certo equilibrio tra le loro esigenze e le necessità pratiche legate alla loro salute e alla loro sicurezza.

  1. Rispettare le esigenze e i desideri delle persone anziane

In secondo luogo è necessario rispettare le richieste e le esigenze delle persone anziane. In particolare, un soggetto anziano potrebbe rifiutare a priori l’idea di essere collocato all’interno di una RSA e preferire la possibilità di essere assistito all’interno della sua abitazione o di quella della sua famiglia. In altri casi potrebbe rifiutare del tutto l’assistenza, sebbene in questo caso sia i familiari che gli operatori addetti all’assistenza dovrebbero fornire all’interessato tutte le informazioni utili sul suo stato di salute e sulle possibili conseguenze della mancata assistenza, in modo tale da consentirgli di prendere una decisione consapevole.

  1. Favorire l’autonomia dei soggetti anziani

È infine necessario promuovere con ogni mezzo possibile l’autonomia dei soggetti anziani sia da un punto di vista cognitivo che motorio. Nello specifico va favorita la loro socialità e vanno messe in atto strategie e attività volte a tenerne attivi la mente e il corpo. In caso di mobilità limitata è inoltre opportuno organizzare gli spazi della casa in modo da favorirne gli spostamenti.

L’impegno di Sant’Anna 1984 a tutela del diritto all’autodeterminazione degli anziani

Da sempre Sant’Anna 1984 seleziona e forma i propri operatori affinché questi siano in grado di soddisfare a 360° le esigenze degli assistiti e delle loro famiglie. Grazie alla nostra esperienza e ai nostri servizi personalizzati ci impegniamo ad entrare a far parte della tua famiglia e assistere i tuoi cari con la massima cura e attenzione, rispettandoli in ogni momento sia in quanto assistiti che, soprattutto, in quanto persone.

Se vuoi scoprire come lavoriamo per raggiungere questo obiettivo e quali servizi possiamo offrire a te e alla tua famiglia, contattaci al 320 344 9157 o scrivici. Siamo pronti a prenderci cura dei tuoi cari ogni giorno, rispettandoli e aiutandoli ad affermarsi ogni giorno con il nostro aiuto e la nostra dedizione.

Come tenere attiva la mente degli anziani: musicoterapia e altre tecniche

La mente è un muscolo da tenere sempre attivo e allenato. In particolare, questo è vero per le persone più anziane. Le attività per mantenere attiva la mente degli anziani – oltre a un’alimentazione corretta e all’attività fisica – possono rallentare l’avanzare degli anni.

Come tenere attiva la mente degli anziani con la musicoterapia

Spesso la terza età è associata a un decadimento cognitivo che, pur non compromettendo lo svolgimento delle attività quotidiane, porta con sé spiacevoli “sintomi” quali l’incapacità di ricordare eventi e appuntamenti, parole di uso comune, di concentrarsi o alterazioni dell’umore.

Nella maggior parte dei casi non si tratta di episodi di grave entità che tuttavia, se trascurati, potrebbero risultare indicativi di un graduale peggioramento dello stato di salute complessivo dell’anziano. In alcune circostanze infatti questa sintomatologia potrebbe consistere nella fase iniziale di una degenerazione progressiva delle funzioni del sistema nervoso centrale, nota come demenza senile.

La buona notizia è che uno stile di vita sano incentrato su una corretta alimentazione, una moderata attività fisica e in particolare sulla stimolazione cognitiva può contribuire in modo significativo alla prevenzione di questi stati.

In questo articolo parleremo di alcune attività utili a preservare la salute cognitiva degli anziani così da prevenire il peggioramento delle loro capacità intellettive.

Musicoterapia: i vantaggi per gli anziani

La musica è da sempre fonte di evasione e di svago personale ed emotivo, ma forse non tutti sanno che può essere impiegata come utile tecnica terapeutica di approccio alla musica e al suono come strumento di comunicazione non verbale per intervenire a livello riabilitativo o terapeutico su una serie di patologie psichiatriche e neurologiche.

Nel caso specifico degli anziani affetti da patologie di vario tipo quali ad esempio demenza senile, Alzheimer o morbo di Parkinson, la musicoterapia può risultare efficace per stimolare la coordinazione e la deambulazione attraverso il ritmo o favorire il rilassamento psicofisico.

In altri casi può favorire lo stimolo delle funzioni mentali legate al ricordo: ai pazienti può infatti essere chiesto di associare delle specifiche melodie a ricordi risalenti al loro passato o di collegarle a immagini evocate dalle note.

Non dimentichiamo poi gli aspetti legati alla socializzazione: la musica può risultare un potente collante in grado di far interagire le persone che prendono parte a una stessa seduta di musicoterapia, sia a livello comunicativo, in quanto possono ritrovarsi a parlare tra loro delle sensazioni comuni evocate dalla musica, sia a livello motorio nel caso in cui le melodie siano utilizzate per sviluppare attività motorie che possono andare dalla semplice deambulazione fino al ballo.

Non da ultimo, è stato dimostrato che la musica è anche in grado di favorire l’integrazione all’interno di un gruppo, sviluppare le capacità ludiche e fungere da “calmante naturale” nel caso in cui siano presenti stati di ansia, stress e inquietudine.

In sostanza, dunque, grazie alla musicoterapia è possibile stimolare in modo efficace le capacità psicomotorie degli anziani, spronandoli al contempo a dare libero sfogo alle proprie sensazioni, ai propri ricordi e alle proprie emozioni.

Altre tecniche utili per tenere attiva la mente degli anziani

Come abbiamo già spiegato, tenere attiva la mente degli anziani è fondamentale per prevenire la progressiva degenerazione delle funzioni del sistema nervoso centrale. Ma come è possibile contrastare il naturale decadimento delle funzioni cognitive? È semplice: mantenendo attiva la memoria.

  1. Esercizio!

Il primo segreto non è a tutti gli effetti un vero segreto: sappiamo infatti che per far sì che la memoria resti attiva è necessario allenarla, proprio come accade con i muscoli. Che si tratti di hobby quali la musica, la lettura o il cinema o corsi sui temi che più ci appassionano, l’importante è continuare a svolgere giorno dopo giorno attività che mantengano “in moto” il cervello.

  1. Mettersi alla prova

Un’altra tecnica alquanto efficace consiste nel mettere alla prova la propria memoria. Come? Ad esempio, quando si fa la spesa al supermercato, si può provare a memorizzare la lista della spesa e fare i propri acquisti senza sbirciare, per poi verificare di aver ricordato tutto prima di recarsi alla cassa.

  1. Attività ricreative

Enigmistica, sudoku, puzzle, scacchi, dama e chi più ne ha più ne metta: se l’anziano è appassionato di una di queste attività, praticandole ogni giorno o in ogni caso il più possibile si manterrà attivo e stimolerà il cervello a ragionare in modo logico, ottenendo dei grandi benefici per la propria memoria.

  1. Socialità

L’isolamento favorisce il decadimento cognitivo, è quindi fondamentale che gli anziani interagiscano in modo costante con altre persone, in modo tale da mantenere allenate le proprie capacità sia linguistiche che la propria memoria.

  1. Aria aperta

Anche le passeggiate all’aria aperta possono risultare particolarmente utili, non solo a livello fisico, ma anche mentale: gli anziani infatti possono sfruttare i momenti trascorsi fuori casa per memorizzare percorsi e luoghi, tenendo così attive le cellule cerebrali mentre praticano una moderata attività fisica.

Conclusioni

Come abbiamo appena visto, l’invecchiamento cerebrale può essere contrastato grazie ad attività tanto semplici quanto efficaci che, se associate a uno stile di vita sano e a una corretta alimentazione possono contribuire a far vivere agli anziani una vecchiaia quanto più serena possibile.

Queste attività, associate all’assistenza specializzata degli operatori di Sant’Anna 1984, consentono di raggiungere l’obiettivo più ambizioso di tutti: il benessere degli anziani nella loro vita di tutti giorni.

Contattaci per una consulenza personalizzata per mantenere attiva la mente e il fisico di chi ami e far sì che si goda come merita la terza età! 

Assunzione badanti: il vademecum di Sant’Anna 1984

Per assumere una badante è necessario rispettare procedure specifiche disciplinate a livello nazionale. In questo articolo ne prenderemo in esame alcune.

In Italia, le assunzioni sono regolamentate dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL). Si tratta di contratti stipulati a livello nazionale tra organizzazioni sindacali dei lavoratori e associazioni dei datori di lavoro per definire le regole che disciplinano i rapporti lavorativi.

Il più recente CCNL che disciplina il lavoro domestico è entrato in vigore il 1° ottobre 2020. Tra le altre cose classifica i quattro livelli di inquadramento degli assistenti familiari che prestano servizio per il funzionamento della vita familiare (colf, badanti, babysitter, ecc.). Ciascun livello prevede mansioni specifiche e un diverso orario di lavoro, nonché una diversa retribuzione.

I livelli di inquadramento che interessano le badanti sono in particolare:

  • livello B super (“assistente familiare che assiste persone autosufficienti, ivi comprese, se richieste, le attività connesse alle esigenze del vitto e della pulizia della casa ove vivono gli assistiti”);
  • livello C super (“assistente familiare che assiste persone non autosufficienti (non formato), ivi comprese, se richieste, le attività connesse alle esigenze del vitto e della pulizia della casa ove vivono gli assistiti”):
  • livello D super (“assistente familiare che assiste persone non autosufficienti (formato), ivi comprese, se richieste, le attività connesse alle esigenze del vitto e della pulizia della casa ove vivono gli assistiti”).

Badanti: come formalizzare l’assunzione

Le norme relative all’assunzione delle badanti sono definite dall’INPS, ovvero l’Istituto nazionale della previdenza sociale al quale devono essere iscritti tutti i lavoratori dipendenti pubblici o privati.

Come specificato nella pagina dedicata all’assunzione dei lavoratori domestici, per non incorrere in sanzioni, sia chi intende assumere un collaboratore domestico che il collaboratore domestico stesso sono tenuti a rispettare una procedura specifica.

Assunzione badanti: come procedere

I passaggi da seguire si distinguono in adempimenti da rispettare prima dell’assunzione e al momento della stesura del contratto di lavoro. Vediamo insieme quali sono i passaggi da rispettare.

  1. Prima dell’assunzione datore di lavoro e lavoratore dovranno provvedere ai seguenti adempimenti, a seconda della provenienza del lavoratore:

a) Lavoratori italiani, europei, svizzeri o appartenenti al SEE

  • concordare le condizioni di lavoro (orario, retribuzione, ferie);
  • se il lavoratore ha tra i 16 e i 18 anni deve presentare il certificato di idoneità al lavoro rilasciato dall’ASL e l’autorizzazione dei genitori o di chi esercita la potestà familiare alla convivenza presso la famiglia del datore di lavoro.

b) Lavoratori stranieri (extra UE) residenti in Italia

  • trasmettere all’INPS le Comunicazioni Obbligatorie di assunzione attraverso le procedure online dell’Istituto;
  • verificare la validità del permesso di soggiorno ai fini dello svolgimento di un’attività lavorativa.

c) Lavoratori stranieri (extra UE) residenti all’estero

  • se il lavoratore non è ancora entrato in Italia, il datore di lavoro deve attendere la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del Decreto Flussi dell’anno in corso e presentare la domanda di nulla osta al lavoro a partire dalle scadenze indicate tramite lo Sportello Unico per l’Immigrazione.
  1. Dopo aver provveduto alla raccolta della documentazione necessaria per l’assunzione, si concordano le condizioni e si procede alla stipula in forma scritta e privata del contratto di lavoro.
  1. Il datore di lavoro comunica all’INPS, entro i tempi stabiliti, l’instaurazione del rapporto di lavoro attraverso il canale telematico o presso gli appositi sportelli dell’istituto.
  1. A seguito dell’iscrizione del lavoratore domestico, l’INPS provvede all’apertura di una posizione assicurativa a suo nome e invia al datore di lavoro gli avvisi di pagamento per il versamento dei contributi dovuti, in base alla paga oraria effettiva.

Livelli di inquadramento e minimi retributivi

Come abbiamo già visto, il contratto applicabile alle badanti si basa su diversi livelli di inquadramento, che prevedono a loro volta dei minimi retributivi. I nuovi livelli minimi applicabili sono entrati in vigore il 2 febbraio 2022.

La retribuzione varia a seconda dell’inquadramento del lavoratore (ad es. convivente/non convivente) e dell’orario lavorativo.

Riportiamo di seguito alcuni esempi dei minimi retributivi applicabili:

  1. Lavoratori conviventi a tempo pieno (mensile)
  • livello B super: €905,59
  • livello C super: €1.026,34
  • livello D super: €1.267,82 (+ indennità €178,55)
  1. Lavoratori conviventi fino a 30 ore settimanali (mensile)
  • livello B super: €633,93
  1. Lavoratori non conviventi (orario)
  • livello B super: €6,40
  • livello C super: €7,13
  • livello D super: €8,57
  1. Assistenza notturna (mensile)
  • livello B super (assistiti autosufficienti): €1.041,42
  • livello C super (assistiti non autosufficienti): €1.150,28
  • livello D super (assistiti non autosufficienti): €1.458,03

All’interno della busta paga saranno poi inserite voci distinte per quanto riguarda gli eventuali straordinari e l’eventuale superminimo, vale a dire il compenso aggiuntivo che può essere versato dal datore di lavoro quale aggiunta alla retribuzione minima contrattuale.

In caso di applicazione del superminimo, questo dovrà inoltre essere specificato all’interno del contratto di lavoro o della lettera di assunzione.

È importante ricordare che il superminimo non può essere revocato dal datore di lavoro a suo piacimento, ma soltanto all’atto dell’eventuale rinnovo del contratto di lavoro della badante. In caso di aumento dei minimi retributivi o di passaggio del lavoratore a una categoria superiore, il superminimo viene assorbito, ovvero non aumenta in proporzione alla retribuzione di base, ma anzi l’aumento del salario “assorbe” il superminimo riducendolo.

Badanti: detrazione delle spese

Per quanto riguarda la detrazione delle spese, l’Agenzia delle Entrate specifica che le spese sostenute per l’assistenza a persone non autosufficienti (con certificazione medica) sono detraibili dall’Irpef nella misura del 19%. La detrazione delle spese, in questo caso, è pari a un totale non superiore a 2.100 euro, e in ogni caso solo quando il reddito di chi presenta la richiesta di detrazione è inferiore a 40.000 euro.

Le detrazioni sono applicabili anche nei seguenti casi:

  • quando la persona non autosufficiente non è fisicamente a carico del richiedente;
  • quando l’assistenza viene fornita da case di riposo o di cura;
  • quando l’assistenza viene fornita da una cooperativa di servizi;
  • quando l’assistenza viene fornita da un’agenzia interinale.

Contributi INPS badanti

Per quanto riguarda infine l’aspetto contributivo, in data 1° febbraio l’INPS ha pubblicato le nuove disposizioni in materia di calcolo dei contributi relative a colf e badanti valide fino al 31 dicembre 2022. In ogni caso i contributi sono a carico del datore di lavoro e vanno versati con cadenza trimestrale in base al numero di ore lavorative prestate e alla retribuzione oraria.

Quelli di seguito riportati sono i contributi applicabili a colf e badanti previsti dall’INPS per l’anno 2022. I contributi riportati nella prima tabella non includono il contributo addizionale applicabile ai rapporti di lavoro a tempo determinato, mentre la seconda include tali contributi.

Senza contributo addizionale

Tabella retribuzione oraria senza contributo addizionale

Con contributo addizionale

Tabella retribuzione oraria con contributo addizionale

I contributi possono essere versati tramite le seguenti modalità:

  • bollettino MAV precompilato dall’INPS;
  • sistema PagoPA.

Assunzione badanti: il punto di vista di Sant’Anna 1984

Come abbiamo appena visto l’assunzione di una badante comporta numerosi adempimenti che possono risultare fin troppo onerosi per le famiglie sia in termini di carico mentale che di tempo da dedicare alle diverse necessità.

Tuttavia, ricorrendo ai servizi di Sant’Anna 1984, saremo noi a farci carico di tutto l’iter relativo all’assunzione, e tu e i tuoi cari potrete trarne un doppio beneficio:

  •  in primo luogo godrai di un’importante tutela legale, in quanto saremo noi ad assumere gli operatori, che non potranno dunque rivalersi su di te;
  • in secondo luogo potrai avvalerti di un’indispensabile semplificazione burocratica, dal momento che i nostri consulenti saranno in grado di adempiere a tutti gli obblighi di legge al posto tuo.

Grazie a Sant’Anna 1984, tu e i tuoi cari sarete tutelati e in ottime mani. Per conoscerci più da vicino puoi contattarci al 320 344 9157 o scriverci per chiedere un preventivo su misura basato sulle tue esigenze e su quelle dei tuoi cari.

Elisabetta II del Regno Unito: la forza della costanza

Elisabetta II Regno Unito

Elisabetta II, la sovrana più longeva al mondo, è passata alla storia come simbolo di tenacia e costanza.

La sua figura ci dimostra che restare attivi sia fisicamente che mentalmente ed essere curati e assistiti con amore e attenzione possono essere il vero elisir di lunga vita.

La lunga vita della Regina Elisabetta

Dopo aver regnato per settant’anni, lo scorso 8 settembre, all’età di 96 anni, ci ha lasciati Elisabetta II, regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e dei reami del Commonwealth.

Elisabetta, nata il 21 aprile 1926, diventa erede al trono quando nel 1936 suo zio Edoardo VIII abdica e il padre di Elisabetta, Giorgio VI, sale al trono al posto suo. Elisabetta gli succede ufficialmente il 6 febbraio 1952, quando Giorgio VI muore all’improvviso.

Da allora il suo ruolo le è valso numerosi record, tra i quali quello di monarca il cui regno è stato il più lungo di sempre nella storia inglese.

L’esempio della regina Elisabetta II

Elisabetta ha sostenuto la propria funzione fino alla fine senza mai arrancare, almeno all’apparenza, mantenendo sempre la forza, la risolutezza e la lucidità che da sempre la contraddistinguono.

Ogni suo giorno è stato scandito dalle visite e dagli incontri ufficiali imposti dal suo ruolo, costringendola talvolta a sacrificare la sua vita privata e familiare. 

Eppure, forse proprio gli impegni che l’hanno portata a viaggiare a lungo in giro per il mondo, i rapporti da intrattenere, le mani da stringere e i notevoli sforzi mentali associati a queste attività hanno contribuito alla sua longevità, facendola restare estremamente lucida fino alla fine dei suoi giorni.

Mantenersi attivi fisicamente e mentalmente allunga la vita

È risaputo che, soprattutto in età avanzata, mantenersi attivi sia a livello fisico che mentale contribuisce a ritardare il normale decadimento psicofisico associato alla terza età. 

Numerosi studi scientifici dimostrano che le persone al di sopra dei 70 anni che portano avanti una moderata attività fisica e si mantengono attive anche a livello cognitivo hanno meno probabilità di sviluppare malattie neurodegenerative gravi, come ad esempio Alzheimer e morbo di Parkinson.

L’affetto dei propri cari e la cura di professionisti specializzati

Nel caso della regina Elisabetta è stata significativa anche la presenza di numerosi affetti al suo fianco, primo fra tutti il marito Filippo, che le è stato vicino per 73 anni, fino alla sua morte nel 2021. Anche il contatto continuo con i figli Carlo, Anna, Andrea e Edoardo e i suoi numerosi nipoti ha sicuramente giocato un ruolo cruciale nel mantenere attiva sua Maestà granny

Seppur costretta a lunghi periodi lontana da casa e a volte restia a dimostrare il proprio affetto in pubblico a causa del rigido protocollo a cui era tenuta a sottostare, Elisabetta ha ritrovato in età avanzata quella tenerezza di cui non è possibile fare a meno, a prescindere dal ruolo che si ricopre. 

Si pensi poi all’affetto dei suoi sudditi e alla stima e all’assistenza premurosa ricevuta da tutte le persone che l’hanno circondata in ogni momento della sua esistenza: Elisabetta II non ha mai avuto modo di sentirsi davvero “sola”.

Anche la sua passione per i cavalli, i suoi famosi cani corgi e la passione per la cura del giardino nel tanto amato Castello di Windsor hanno contribuito a mantenerla attiva e a farle trascorrere molto tempo all’aria aperta, altra innegabile fonte di benessere psicofisico.

Conclusioni

Più di chiunque altro Elisabetta II ci ha dimostrato che mantenersi attivi permette di vivere una vecchiaia dignitosa. Forse è proprio lo spirito con cui si affronta la terza età a fare la differenza. Ne è la prova il fatto che nel 2021 Elisabetta II ha rifiutato il premio di “anziana dell’anno” assegnatogli dalla rivista britannica The Oldie, sostenendo che “si è vecchi solo quando ci si sente tali”.

Senza il suo spirito intrepido non sarebbe riuscita ad affrontare la vita così intensa che ha vissuto con la stessa risolutezza e la stessa classe grazie alle quali la ricordiamo oggi con affetto.

Le cure per i nostri cari non hanno status sociale

Le condizioni degli anziani e delle persone che necessitano di cure specialistiche sono spesso delegate a strutture poco idonee o a professionisti che chiameremo con affetto poco professionali.

Questo accade perché, purtroppo, il costo della sanità in Italia è molto alto e troppo spesso pensioni e stipendi non permettono ai bisognosi di cure, amore e dedizione di essere assistiti a dovere.

Sono tanti i problemi legati alla terza età ma è nell’interesse di tutti preservare gli ultimi anni di vita dei nostri cari. Realizzare per loro un piano di assistenza e cura, al di là di ogni condizione economica diventa fondamentale. Per questo, seppur con tutte le difficoltà del caso, cerchiamo attraverso articoli, post sui social e le nostre newsletter di offrire spunti informativi gratuiti. Oltre a questo, Sant’Anna si impegna ogni giorno a fornire l’assistenza dei nostri operatori qualificati con tariffe che permettono a tantissime famiglie di aiutare i propri cari senza fargli mancare nulla. 

Se vuoi che anche i tuoi cari siano assistiti con cura e amore ogni giorno, scegli l’assistenza degli operatori qualificati di Sant’Anna 1984. Contattaci per ricevere informazioni sui nostri servizi o per ricevere un’offerta dedicata a te e alla tua famiglia.

Come difendere gli anziani dalle truffe?

Come difendere gli anziani dalle truffe

Gli anziani, si sa, sono spesso la fascia più debole della popolazione sia da un punto di vista fisico che emotivo.

Non di rado, infatti, si tratta di persone costrette a fare i conti con la solitudine, e quindi più propense a dare confidenza a soggetti senza scrupoli pronti a cogliere ogni possibile occasione per fare leva sulla loro ingenuità e mettere a segno disdicevoli truffe.

Nel caso in cui queste vadano a buon fine, comportano non solo conseguenze economiche come la sottrazione di denaro o di oggetti di valore, ma anche, e soprattutto, conseguenze di natura psicologica.

Dopo aver subito una truffa infatti, non è insolito che gli anziani si sentano più esposti e deboli, e facciano fatica a riprendersi da queste situazioni che, ai loro occhi, li fanno apparire “inutili” agli occhi della società.

Sappiamo bene che in questi casi la colpa non ricade sull’anziano, ma su chi, commettendo atti così spregevoli, li fa trovare nella condizione di mettere in discussione le loro capacità, ecco perché in questo articolo vogliamo fornirti alcuni suggerimenti utili per evitare che i tuoi cari incappino nelle truffe più comuni.

Truffe agli anziani: quali sono le più comuni?

Le truffe ai danni degli anziani si verificano, di norma, presso le loro abitazioni o in strada.

Nel caso delle truffe che hanno luogo presso le abitazioni degli anziani, i malfattori fanno solitamente leva su sentimenti forti quali paura (ad es. nel caso di potenziali fughe di gas o problemi con impianti idrici e bollette) o amore (ad es. nel caso di figli che hanno subito presunti incidenti o si trovano in situazioni di necessità).

Nel primo caso i truffatori potrebbero fingere di aver ricevuto la segnalazione di una fuga di gas, di una perdita delle tubature o di un errore in una bolletta per entrare in casa dei malcapitati e sottrarre i loro averi.

Nel secondo caso, invece, potrebbero fingere un incidente subito dai figli o dai nipoti della vittima e chiedere denaro in cambio di presunte cure mediche o esigenze assicurative, o ancora parlare di un presunto pacco da consegnare con pagamento alla consegna.

Le truffe che si verificano in strada includono invece circostanze quali la sottrazione della pensione ritirata presso uno sportello bancario, il denaro prelevato a uno sportello bancomat o il furto di portafogli o oggetti preziosi indossati dalle vittime.

I malfattori sono infatti soliti avvicinarsi alle vittime con un aspetto rassicurante e un atteggiamento estremamente amichevole, e fingendosi funzionari della banca o dell’ufficio postale, con la scusa di un errore o di aiutarli a verificare il prelievo appena effettuato, sottraggono l’intero importo.

In altri casi si fingono invece conoscenti della vittima e, avvicinandola per salutarla o abbracciarla in segno di affetto, sottraggono portafogli o gioielli senza che l’anziano abbia il tempo o il modo di rendersene conto, frastornato dalla loro estrema confidenza.

Ma come è possibile prevenire queste spiacevoli situazioni? Di seguito riportiamo alcuni utili consigli incentrati su due parole chiave: sensibilizzazione e vicinanza.

10+1 consigli utili per prevenire le truffe ai danni degli anziani

  1. Non fornire mai informazioni personali o riguardanti i propri familiari, in quanto queste potrebbero essere sfruttate dai malfattori per inventare storie potenzialmente più credibili che potrebbero trarre in inganno gli anziani.
  2. Quando si esce di casa, non portare con sé molti contanti e, se possibile, farsi accompagnare da un familiare o da un conoscente nei casi in cui si debba ritirare la propria pensione o prelevare da un bancomat.
  3. Non aprire la porta agli estranei se non in caso di appuntamenti concordati in precedenza per esigenze conclamate.
  4. Non fidarsi degli sconosciuti che raccontano di situazioni di pericolo che coinvolgono i propri familiari.
  5. I “grandi profitti” o le “grandi occasioni” promessi dagli sconosciuti non sono quasi mai reali.
  6. Le bollette non vengono mai riscosse a domicilio da fantomatici incaricati: nel caso in cui venga fatta una richiesta simile, è opportuno far aspettare fuori dalla porta la persona che richiede il pagamento e contattare l’ente/agenzia di riferimento cercando il numero di telefono in modo autonomo (utilizzando i numeri forniti dai malfattori si rischierebbe di parlare con dei complici).
  7. Una persona dotata di un tesserino non è necessariamente un ufficiale delle forze dell’ordine: nel dubbio è opportuno contattare il 112, vale a dire il numero unico dedicato alle emergenze.
  8. Partecipare alle attività di sensibilizzazione organizzate dall’Arma dei Carabinieri in molti comuni italiani e rivolte alle fasce più deboli e indifese della popolazione, e prestare attenzione alle campagne promosse da reti televisive, radio e giornali.
  9. Non prestare attenzione, neanche su Internet, agli sconosciuti che si propongono di risolvere problemi o di far ottenere facili guadagni.
  10. Avvisare personalmente i propri familiari anziani quali sono le situazioni di rischio più comuni, ed eventualmente allertare vicini e conoscenti che potrebbero aiutarli in caso di necessità.
  11. Far capire agli anziani che qualora dovessero subire una truffa, dovranno parlarne e denunciare il fatto nonostante l’inevitabile vergogna provata.

Truffe agli anziani: il punto di vista di Sant’Anna 1984

Sant’Anna 1984 è contro ogni forma di raggiro ai danni degli anziani, in quanto la sua attività è incentrata, al contrario, sull’assistenza e l’aiuto alle persone che si trovano in una fase della propria vita che le espone a maggiore fragilità fisica, emotiva, nonché a un maggiore senso di solitudine.

I soggetti anziani che più spesso cadono vittime di truffe sono persone che si trovano sole in casa e che, pur di non abbandonarsi all’isolamento, sono predisposte ad ascoltare e interagire anche con chi non conoscono, senza comprendere a fondo le relative intenzioni.

La presenza in casa di uno dei nostri operatori esperti addetti all’assistenza domiciliare fa sì che le possibilità che gli anziani subiscano truffe di questo genere siano ridotte al minimo, il che è in grado di far vivere in modo sereno sia gli assistiti che i loro familiari.

Grazie a Sant’Anna 1984, i tuoi cari saranno al sicuro in ogni circostanza.

Come trovare una badante: i consigli di Sant’Anna 1984

Trovare una badante che sia in grado di prendersi cura dei tuoi cari proprio come lo faresti tu è un compito difficile, tanto più che la possibilità di fare la scelta sbagliata è sempre dietro l’angolo.

In questo articolo ti diamo qualche consiglio per non correre rischi in un momento così delicato della tua vita familiare, e ti spieghiamo perché Sant’Anna 1984 potrebbe essere la soluzione ideale per te e per le persone che ami.

Come abbiamo già spiegato, le mansioni di una badante non si limitano alla gestione della casa e alla preparazione dei pasti, ma si estendono all’assistenza agli anziani, alla cura della relativa igiene personale, alla somministrazione dei medicinali e alle eventuali altre attività richieste dalle condizioni specifiche dell’assistito.

Oltre all’empatia e alla predisposizione alla cura degli anziani, le badanti devono quindi vantare significative competenze professionali che non possono essere improvvisate, ed è per questo che nella ricerca di una badante bisogna prestare attenzione a tutti questi aspetti.

Passaparola

Il passaparola è senza dubbio l’opzione prediletta da chi si trova a dover ricorrere ai servizi di una badante, soprattutto in caso di circostanze improvvise che impongono di individuare una figura da affiancare ai propri cari nel minor tempo possibile.

Tuttavia, affidarsi ai consigli di parenti, amici o conoscenti può rivelarsi un’arma a doppio taglio, in quanto una badante in grado di assistere una determinata persona potrebbe non essere in grado di affiancarne un’altra che presenta problematiche ed esigenze del tutto diverse.

Non va poi trascurato il fatto che non sempre le persone selezionate attraverso il passaparola vantano l’esperienza e le competenze necessarie per ricoprire un ruolo così delicato.

Pubblicare un annuncio di lavoro

La seconda opzione consiste nel pubblicare un annuncio di lavoro finalizzato alla ricerca di una badante sui quotidiani locali, sui social media o su siti specializzati.

Sebbene questa possa risultare la strada più semplice attraverso la quale ottenere una grande quantità di nominativi tra i quali selezionare la persona ritenuta più adatta, si rischia di essere inondati da un’infinità di chiamate ed essere costretti a sostenere numerosi colloqui, senza poi essere in grado di valutare le effettive esperienze, competenze e referenze delle badanti che ci si trova a intervistare. 

Dunque non si rischia soltanto di perdere tempo prezioso, ma anche di scegliere una persona non adatta alle proprie esigenze per poi dover ricominciare l’intero processo da capo.

Rispondere a un annuncio

Come nel caso precedente, rispondere agli annunci pubblicati dalle badanti su quotidiani locali, siti Internet, social media o volantini esposti presso strutture sanitarie o di altra natura, comporta il rischio di imbattersi in persone che non vantano l’esperienza e le competenze necessarie per soddisfare le proprie esigenze.

Quindi, se da un lato si ha la possibilità di ottenere quantità di nominativi potenzialmente infinite, si rischia di dedicare giorni interi, se non settimane, a contattare tutte le figure individuate nella speranza di individuarne una che possa essere adatta ai nostri bisogni, senza tuttavia averne la certezza assoluta.

Rivolgersi ad agenzie improvvisate

Rivolgendosi ad agenzie e/o cooperative non specializzate nella selezione di badanti o comunque improvvisate e magari sprovviste dell’autorizzazione ministeriale, si rischia invece di affidarsi a persone che non sono in grado di comprendere le nostre reali esigenze a livello familiare, nonché quali siano le necessità specifiche della persona che riceverà l’assistenza della badante.

Ci si potrebbe inoltre imbattere in figure incapaci di selezionare badanti competenti proprio perché non consapevoli di quanto previsto dal CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) sul lavoro domestico che definisce i diritti e i doveri dei collaboratori familiari.

Rivolgersi a realtà affidabili e specializzate

La soluzione più sicura, vale a dire quella in grado di garantirti che i tuoi cari siano assistiti da una figura esperta e competente, in grado di comprenderne a fondo le necessità e di soddisfarle ogni giorno, consiste nel ricorrere a un’agenzia che, come Sant’Anna 1984, ha fatto dell’assistenza domiciliare la sua missione.

Se sceglierai di ricorrere ai nostri servizi avrai infatti la certezza che i tuoi familiari anziani siano assistiti nel modo migliore sia da un punto di vista umano che professionale, in quanto i nostri addetti vantano anni di esperienza nella selezione delle badanti più competenti.

Non dovrai quindi farti carico dell’estenuante ricerca di una badante che faccia al caso tuo, e non dovrai nemmeno occuparti della gestione degli aspetti burocratici legati alla sua assunzione: saremo noi a farci carico della sottoscrizione del contratto di collaborazione, della verifica dei documenti e delle esperienze pregresse, delle sostituzioni in caso di ferie e/o malattie e di tutte le attività di formazione eventualmente necessarie ai fini dell’inserimento della badante in casa tua.

Scegliendo Sant’Anna 1984 avrai la certezza che i tuoi cari siano al sicuro, accuditi da mani esperte che se ne prenderanno cura proprio come faresti tu.

I 5 consigli di Sant’Anna per scegliere la badante giusta

5 consigli per scegliere la badante giusta

Il progressivo aumento del numero di persone anziane presenti in Italia (al momento circa 16 milioni) fa sì che con il passare del tempo anche la richiesta in fatto di assistenza domiciliare tenda ad aumentare. 

Sant’Anna 1984, cooperativa sociale leader nell’assistenza domiciliare, mette ogni giorno la propria esperienza e la professionalità dei suoi operatori al servizio di tante famiglie. Attualmente assiste circa 150 famiglie soltanto a Roma, ma ha in programma di assumere circa 100 operatori domiciliari a Milano entro i prossimi 12 mesi. Si tratta di numeri importanti che comportano notevoli sforzi in fase di selezione del personale addetto all’assistenza. 

Si pensi infatti che a fronte dell’assunzione di soli 20 operatori, Sant’Anna 1984 sottopone a colloquio circa 2.000 candidati. L’obiettivo principale è quello di garantire il benessere degli anziani e la serenità delle loro famiglie. Dal momento che questa passa anche dalla selezione della persona giusta da mettere al fianco dei propri cari, in questo articolo Sant’Anna ti propone 5 consigli che ti aiuteranno a selezionare la badante più adatta alle tue esigenze e a quelle dei tuoi familiari.

1. No al passaparola

Il passaparola è il primo canale a cui si ricorre quando si cerca una badante che possa assistere i propri cari. Tuttavia, spesso non si tiene conto di un aspetto fondamentale: le esigenze di ogni famiglia e, in particolare, di ogni assistito sono molto diverse tra loro.

Altro aspetto da prendere in considerazione è che nella maggior parte dei casi i nominativi ottenuti grazie al passaparola non fanno riferimento a figure esperte e competenti, ma a persone “improvvisate” che si sono trovate a dedicarsi all’assistenza domiciliare quasi per caso. Bisogna chiedersi se si ha intenzione di lasciare i propri cari nelle mani di persone che vantano le competenze necessarie o se invece si preferisce affidarle a chi ha intrapreso con consapevolezza il percorso professionale dell’assistenza agli anziani.

2. Documenti in regola

Altro requisito essenziale è che la badante che si intende assumere disponga di documenti in regola, soprattutto nel caso in cui si tratti di una cittadina extracomunitaria, che oltre al documento d’identità deve disporre del permesso di soggiorno. Ai sensi dell’articolo 22, comma 12 del decreto legislativo 286/98, chi assume cittadini extracomunitari senza permesso di soggiorno rischia infatti sanzioni fino a 5.000 euro, nonché dai 6 mesi ai 3 anni di reclusione.

Per quanto riguarda le badanti straniere, è inoltre opportuno verificare il loro livello di comprensione della lingua e le loro abilità di conversazione, in quanto si troveranno ad assistere persone anziane che potrebbero avere problemi a capire e farsi capire.

3. Competenze professionali

Esperienza maturata, competenze professionali e disponibilità a intraprendere un percorso di crescita sono i successivi aspetti di cui tenere conto. Possono essere valutati sulla base delle esperienze riportate all’interno del curriculum vitae, sebbene durante il colloquio conoscitivo sia opportuno approfondire quali competenze siano state maturate, ed eventualmente procedere in seguito alla verifica delle referenze per una maggiore sicurezza.

Al di là delle esperienze pratiche, saranno anche i corsi di formazione frequentati e gli attestati ricevuti a fare la differenza tra un professionista e una figura meno qualificata.

4. Competenze pratiche

Il passaggio successivo consiste nel verificare le competenze della badante che si intende assumere. Lo si può fare durante un periodo di prova, nel corso del quale dovrà svolgere le mansioni di base in termini di assistenza, gestione delle faccende domestiche, come ad esempio cucinare e fare il bucato, utilizzare tutti gli elettrodomestici, nonché dare prova di avere solide basi in materia di cura e igiene personale dell’assistito. Si tratta di competenze che spesso vengono date per scontate, ma che all’atto pratico possono fare la differenza tra un candidato e l’altro.

5. Doti personali

Siamo onesti: quando si assume una badante si sceglie a tutti gli effetti una persona che entrerà nelle nostre case, diventerà parte integrante delle nostre famiglie e si prenderà cura delle persone a noi più care.

Oltre alle competenze pratiche sarà dunque indispensabile stabilire se la persona prescelta sia gentile, paziente, empatica e in grado di sostenere la fatica fisica e mentale che spesso si associa all’assistenza delle persone anziane. In questo modo si può essere certi di avere di fronte non solo una brava professionista, ma anche una persona in grado di affiancare i nostri cari più fragili.

Se non vuoi sostenere in autonomia il processo di ricerca del professionista o della professionista dell’assistenza domiciliare più adatti alle tue esigenze, rivolgendoti a Sant’Anna 1984 potrai contare sull’esperienza decennale di chi ogni giorno porta avanti con passione la missione di offrire il massimo delle competenze e dell’esperienza a chi ha bisogno di essere affiancato ogni giorno per continuare a vivere nel migliore dei modi anche in età più avanzata.

Qual è il ruolo della badante in caso di ricovero?

Ruolo della badante in caso di ricovero

Prima di capire se e come varia il ruolo delle badanti in caso di ricovero degli assistiti in ospedale o in altre strutture, è importante ricordare che l’assistenza domiciliare è una risorsa fondamentale nei casi in cui all’interno di un nucleo familiare vi siano soggetti anziani o comunque non più autosufficienti.

Nello specifico, le badanti sono tenute a farsi carico di attività quali assistenza, preparazione dei pasti, pulizia della casa e cura personale dell’assistito. In questo modo i familiari possono dedicarsi alle proprie attività lavorative o personali potendo contare sul fatto che i propri cari sono assistiti da una figura esperta e competente che ne comprenda appieno le esigenze.

I diritti e i doveri dei collaboratori familiari sono disciplinati dal CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) sul lavoro domestico (la versione attuale resterà in vigore fino al 31 dicembre 2022). Questo contratto regolamenta, tra le altre cose, questioni legate alla retribuzione, all’orario di lavoro, alle ferie, alla risoluzione del rapporto di lavoro e via dicendo.

Quali sono quindi i diritti e i doveri degli assistenti domiciliari in caso di ricovero dei relativi assistiti in ospedale o in altre strutture? Scopriamolo insieme.

Ricovero degli assistiti in ospedale: i 3 scenari legati all’assistenza domiciliare

Nel caso in cui l’assistito si trovi a essere ricoverato in una struttura ospedaliera o di altra natura, sono previsti tre scenari che si basano sulla durata della degenza e delle esigenze dell’assistito stesso.

1. Degenza di breve durata

In caso di degenza di breve durata non vige l’obbligo di assistenza in ospedale o presso la struttura di ricovero da parte della badante. Ai sensi dell’articolo 19 del CCNL, questa dovrà in ogni caso continuare a percepire la propria retribuzione, nonché gli eventuali vitto e alloggio, secondo quanto previsto dal contratto che disciplina il rapporto di lavoro: 

Durante le sospensioni del lavoro extraferiali, per esigenze del datore di lavoro, sarà corrisposta al lavoratore la retribuzione globale di fatto, ivi compreso, nel caso di lavoratore che usufruisca del vitto e dell’alloggio, il compenso sostitutivo convenzionale, sempreché lo stesso non usufruisca durante tale periodo di dette corresponsioni”.

2. Degenza di lunga durata con necessità di assistenza

Nel caso in cui la degenza dell’assistito si protragga per un lungo periodo, è previsto che l’attività di assistenza possa essere trasferita presso la struttura di ricovero. A seconda del fatto che la badante sia convivente o non convivente, si applicano tuttavia condizioni diverse.

Se l’assistente domiciliare è convivente, ai sensi del relativo contratto di lavoro, l’articolo 32 del CCNL prevede che lo stesso sia tenuto ad accettare il trasferimento presso la località in cui si trova la struttura di ricovero:

Il lavoratore convivente […] è tenuto, ove richiesto dal datore di lavoro, a recarsi in trasferta, ovvero a seguire il datore di lavoro o la persona alla cui cura egli è addetto, in soggiorni temporanei in altro comune e/o in residenze secondarie. In tali località il lavoratore fruirà dei riposi settimanali”.

Il datore di lavoro dovrà provvedere a rimborsargli le eventuali spese di trasporto oppure, nel caso in cui la lettera di assunzione non preveda la trasferta, una diaria pari al 20% della retribuzione giornaliera minima applicabile. Recita ancora l’articolo 32:

Nei casi di trasferta indicati al comma 1, saranno rimborsate al lavoratore le eventuali spese di viaggio che egli abbia direttamente sostenuto in tali occasioni. Sarà inoltre corrisposta al lavoratore una diaria giornaliera, pari al 20% della retribuzione minima tabellare giornaliera, di cui alla tabella A, per tutti i giorni nei quali egli sia stato in trasferta ovvero si sia recato in soggiorni temporanei, come indicato al comma 1, salvo il caso in cui il relativo obbligo fosse stato contrattualmente previsto nella lettera di assunzione”.

Nel caso in cui l’attività di assistenza venga a tutti gli effetti trasferita presso un ospedale o altra struttura di ricovero, è necessario comunicare all’INPS la variazione del luogo ed eventualmente anche dell’orario di lavoro entro 5 giorni dalla decorrenza della variazione stessa.

Se invece l’assistente domiciliare non è convivente, non vige l’obbligo di trasferta presso la località di degenza dell’assistito. Nel caso in cui l’assistenza dovesse risultare necessaria, si dovrà quindi procedere alla risoluzione del contratto in vigore e procedere a una nuova assunzione prevedendo clausole specifiche in materia di trasferte.

3. Degenza di lunga durata senza necessità di assistenza

Infine, in caso di degenza di lunga durata dell’assistito presso una struttura ospedaliera o di altra natura senza che vi sia la necessità di assistenza da parte della badante, è possibile procedere alla risoluzione del contratto di lavoro in conformità ai termini di preavviso previsti dallo stesso.

Il ruolo di Sant’Anna 1984 in caso di ricovero

Affidarsi a Sant’Anna 1984 significa avere la certezza di avere le spalle coperte in ogni circostanza, anche in caso di eventi imprevisti come i ricoveri di breve o lunga durata. A seguito della segnalazione del ricovero saremo infatti noi a verificare le clausole previste dal contratto sottoscritto con la badante e gestire le questioni organizzative in base alle tue esigenze e quelle dei tuoi cari.

Grazie a Sant’Anna 1984 i tuoi cari saranno sempre al sicuro e tu potrai contare su un partner affidabile che non lascerà nulla al caso.

Qual è la dieta più adatta agli anziani durante l’estate?

Dieta più adatta agli anziani durante l'estate

Quello che ogni anno giornali e telegiornali ci ripetono a gran voce durante la bella stagione è vero: le temperature elevate che si registrano in estate possono comportare gravi conseguenze per la salute delle persone più anziane e dunque più fragili.

I loro organismi non si adattano facilmente all’aumento delle temperature e queste difficoltà possono portare a un peggioramento delle patologie preesistenti o far insorgere nuovi malesseri. Inoltre, come abbiamo già spiegato in un altro articolo, con l’aumentare dell’età il meccanismo della sudorazione si fa meno efficiente e l’organismo perde progressivamente la sua capacità di regolare la temperatura corporea.

Alcuni dei consigli più validi per affrontare al meglio il caldo consistono nel:

  • non uscire nelle ore più calde;
  • non lasciare mai gli anziani da soli;
  • indossare abiti leggeri e traspiranti.

Ma la buona notizia è che il caldo si può combattere anche a tavola, grazie a dei piccoli accorgimenti in fatto di alimentazione, tanto semplici quanto preziosi, per aiutare gli anziani che abbiamo al nostro fianco ad affrontare al meglio l’aumento delle temperature.

Il caldo si combatte anche a tavola

Sappiamo bene che l’alimentazione è un’ottima alleata per mantenersi in salute e combattere o ritardare gli effetti di alcune malattie, ma forse a volte dimentichiamo quanto possa essere utile anche nel contrastare le sensazioni di malessere legate al caldo. Quelle riportate di seguito sono tuttavia raccomandazioni di natura generale che non tengono conto di eventuali patologie. Ti suggeriamo quindi di rivolgerti al tuo medico curante per capire se anche tu o i tuoi cari potete seguirle senza correre rischi.

La prima regola d’oro consiste nel mantenere in ogni momento una corretta idratazione. È importante bere circa 8 bicchieri di acqua al giorno, per un totale che si aggira attorno ai due litri. L’acqua può eventualmente essere integrata con tisane e succhi di frutta, ma in questo caso bisogna prestare particolare attenzione al fatto che questi non contengano quantità eccessive di zuccheri. Non è invece consigliabile assumere bevande gassate o che contengano alcool o caffeina.

Per quanto riguarda invece i cibi, è opportuno prediligere quelli ad alto contenuto di fibre, sostanze in grado di regolarizzare il metabolismo e le funzioni intestinali, ma anche di contrastare il colesterolo e il diabete e favorire l’assorbimento di vitamine e minerali.

Le fibre sono presenti in grandi quantità in:

  • frutta (da assumere preferibilmente con la buccia);
  • verdura fresca;
  • legumi (ceci, fagioli, piselli, lenticchie, ecc.);
  • cereali (grano, mais, riso, frumento, ecc.).

Altre sostanze che devono essere presenti in una dieta varia adatta ai soggetti anziani sono poi calcio e ferro. Il primo è presente in alimenti come formaggi e yogurt, sebbene sia preferibile scegliere prodotti che contengano basse quantità di grassi, evitando quindi i formaggi più stagionati.

Il ferro è presente nella carne, nel pesce e in molte verdure dalle foglie color verde scuro come ad esempio gli spinaci. La carne va consumata all’incirca due volta alla settimana, prediligendo quella bianca rispetto a quella rossa. Il pesce è preferibile alla carne in quanto contiene nutrienti preziosi come ad esempio gli omega 3, acidi grassi polinsaturi utili contro le malattie cardiovascolari, proteine nobili altamente digeribili, fosforo (un prezioso aiuto per la nostra memoria) e iodio.

Un ulteriore suggerimento consiste nell’evitare quanto più possibile salumi e insaccati, in quanto questi alimenti apportano quantità elevate di calorie e grassi saturi, oltre a presentare evidenti difficoltà in termini di digestione. 

Per quanto riguarda il numero dei pasti, l’ideale consiste nei tre pasti principali (colazione, pranzo e cena), a cui vanno aggiunti due spuntini, uno a metà mattina e uno a metà pomeriggio. In questo modo è possibile assumere una giusta quantità di cibo senza correre il rischio di sentirsi eccessivamente affamati tra un pasto e l’altro.

Le preparazioni non devono essere complesse così da risultare digeribili: nello specifico è consigliabile evitare cotture lunghe e prediligere il consumo di verdure crude, così da conservarne i nutrienti.

Il punto di vista di Sant’Anna 1984

L’obiettivo principale delle attività di Sant’Anna 1984 consiste nel benessere degli assistiti e nella completa soddisfazione dei loro familiari. Salute, benessere psicologico, movimento e, appunto, alimentazione, rappresentano quattro degli aspetti principali di cui tenere conto per garantire le migliori condizioni possibili degli anziani che beneficiano dei servizi di assistenza domiciliare.

Affidati all’esperienza e alla professionalità di Sant’Anna 1984 per assicurarti che i tuoi cari ricevano tutte le attenzioni di cui hanno bisogno.